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POLITICA
18 agosto 2010
Il Quinto Polo
Un partito con una vocazione al suicidio e senza una strategia di medio periodo non può andare lontano, mi pare un'ovvietà : manca un'iniziativa politica adeguata al momento, manca una strategia per affrontare le eventuali elezioni anticipate e soprattutto manca un progetto complessivo per affrontare la situazione politica nel caso in cui B. dovesse ancora resistere per qualche mese o addirittura per tutto il resto della legislatura ma quello che manca veramente più di tutto è la capacità di sviluppare un'analisi non convenzionale dei fattori che incidono o che potrebbero incidere sulla dinamica del quadro politico. Questo in effetti mi pare il dato più sorprendente e se volete anche il dato più inquietante perché vuol dire non andare al di là del proprio naso,  non riuscire a trovare in una situazione di stallo quelle mosse che possono far uscire dall'impasse,  non riuscire a scorgere quegli elementi in divenire che potrebbero fungere da leve potenzialmente interessanti per un'iniziativa politica efficace. Scriveva Gramsci nel 1923 : « Noi non conosciamo l’Italia. Peggio ancora: noi manchiamo degli strumenti adatti per conoscere l’Italia, così com’è realmente e quindi siamo nella quasi impossibilità di fare previsione, di orientarci, di stabilire delle linee d’azione che abbiano una certa probabilità di essere esatte» .

Penso in particolare ad un elemento che non viene mai preso in sufficiente considerazione quando si parla di elezioni anticipate o quando si prendono in mano i sondaggi o quando si prefigurano allenze con questo e con quello : questo elemento, che a me pare invece importantissimo, si chiama astensionismo, un fenomeno le cui proporzioni sono ormai tali  da costituire una variabile dalla quale non è più possibile prescindere, gli astensionisti potrebbero di fatto essere il partito di maggioranza relativa se anche alle prossime elezioni venisse confermato un astensionismo intorno al 40%, a tutti gli effetti siamo in presenza di un Quinto Polo.
Non è questo il contesto per dilungarsi in valutazioni socio-politiche sulle caratteristiche dell'astensionismo, basti dire che in termini generali l'astensionismo NON rappresnta l'anti-politica ma rappresenta un'istanza di buona politica, mi limito solo ad osservare che se l'astensionismo dovesse confermare il suo andamento marcato, le prossime elezioni potrebbero essere vinte dal partito e/o dalla coalizione che perde meno oppure dal partito e/o dalla coalizione che riuscisse a recuperare il maggior numero di voti perduti anche nel caso, molto improbabile, che l'attuale legge elettorale venisse cambiata.
Di fatto l'astensionismo sta diventando l'asse che di volta in volta potrebbe spostare gli equilibri politici del paese ed è quindi indispensabile tenere conto questa variabile indefinita. Sotto questo profilo mi pare del tutto inutile perdere il proprio tempo nel disegnare improbabili scenari e/o ad immaginare alleanze comunque problematiche senza prendere in considerazione l'evoluzione e il possibile ruolo del Quinto Polo.
Per come è messa la situazione oggi, mi pare di poter dire che l'iniziativa politica del PD non solo è bloccata su una serie di questioni ( legge elettorale, conflitto di interessi, difesa della Costituzione ) sulle quali gli spazi di manovra sono estremamente limitati ma soprattutto l'iniziativa politica del PD è incapace di trovare una via d'uscita rispetto al dilemma che pure dovrà in un modo o nell'altro risolvere, ovvero come schierare le proprie truppe : adesso, se il PD si spostasse troppo a sinistra, l’elettorato si spaccherebbe a destra e se si spostasse troppo a destra l’elettorato si spaccherebbe a sinistra con il serio rischio, in entrambi i casi, di pregiudicare una possibile vittoria elettorale, senza contare poi il fatto che i continui veti incrociati pregiudicano anche la possibilità di alleanze "allargate"  

Come uscirne ? Con la vocazione maggioritaria ? No, con il primato della Politica, è ancora Gramsci che scrive nel 1929 : «Ci può e ci deve essere una “egemonia politica” anche prima dell’andata al Governo e non bisogna contare solo sul potere e sulla forza materiale che esso dà per esercitare la direzione o egemonia politica »
Il PD deve fare un passo avanti e proporsi come asse di ogni possibile equilibrio, mettere sul piatto un progetto politico ambizioso ma nello stesso tempo semplice da attuare intorno al quale aggregare l'elettorato di sinistra e all'elettorato moderato e centrista proporre un accordo su riforme ( ad esempio la legge elettorale e  il conflitto d’interessi ) che non possono essere gestite a colpi di maggioranza.
Elettorato di sinistra ed elettorato moderato ? Certo, la politica fatta sui divanetti di Montecitorio o ai tavoli dei ristoranti romani deve morire, è necessario dialogare direttamente con i cittadini, essere presenti sul territorio, parlare agli elettori nelle piazze e nei luoghi di lavoro e usare i media in modo intelligente per proporre soluzioni ragionevoli ai problemi veri dei cittadini, confrontarsi con gli elettori sulla base di un programma realistico è un primo passo indispensabile  per impostare eventuali alleanze in modo proficuo e soprattutto per poter recuperare o per spostare quella parte di voti che potrebbero essere essenziali per vincere le prossime elezioni.  Dialogare con il Quinto Polo è prioritario.

Chi dorme non piglia pesci.


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permalink | inviato da torquemada58 il 18/8/2010 alle 8:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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