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POLITICA
23 maggio 2011
L'unica maniera per realizzare i propri sogni è svegliarsi /4 - La mobilitazione permanente

Tumulto e fragore,  la battaglia sembra caotica ma non c’è disordine : le truppe che manovrano ordinatamente  non possono essere vinte.

Sun-Tzu, L’arte della guerra


Non è detto che quello che è chiaro per noi sia evidente anche per gli altri ed è per questo che è fondamentale spiegare bene le ragioni di una battaglia politica che come suo obbiettivo iniziale deve avere  le dimissioni del Presidente del Consiglio ma che deve guardare anche al futuro immediato del Paese attraverso una proposta in grado di modificare il quadro degli equilibri e una proposta programmatica con la quale dare un carattere positivo all’iniziativa politica. La partita decisiva deve essere giocata anzitutto sul fronte della chiarezza ovvero sulla capacità di spiegare in modo semplice le ragioni per le quali il Presidente del Consiglio deve dimettersi, questo è il punto di partenza della mobilitazione permanente.

 

1.       Perché SB si deve dimettere


Spezzare l’incantesimo del berlusconismo è diventato urgentissimo : non si tratta solo di rompere il groviglio di false promesse, rituali e credenze su cui è fondato questo credo pagano, l’aspetto critico è costituito dal fatto che il berlusconismo ha ormai raggiunto la sua configurazione estrema : la pornocrazia.

Per pornocrazia si deve intendere una forma di egemonia caratterizzata dall’onnipresenza dell’oscenità : quando è oscena l’ampiezza del potere politico, legislativo, economico e finanziario di cui dispone il dominus , quando è oscena l’estensione del conflitto di interessi di cui il dominus è portatore,  quando è oscena la virulenza dell’attacco che viene portato all’equilibrio dei poteri, quando è oscena la potenza mediatica che viene messa in campo, quando è oscena la dimensione della stupidità collettiva che sostiene il potere, quando è oscena la diffusione dei comportamenti borderline e criminogeni  alimentati dal dominus, quando è  oscena la protervia con quale il dominus stesso diffonde le sue menzogne, allora  il potere assume la forma di una pornocrazia.

Quando il potere assume la forma di una pornocrazia, il dominus è in grado di far leva sul potere esecutivo per manipolare a comodo suo il potere legislativo allo scopo di disarticolare il potere giudiziario e  ottenere per sé l'impunità. Non solo, nella pornocrazia la manipolazione dell'opinione pubblica con false promesse e menzogne plateali è all’ordine del giorno ma si può arrivare addirittura a manipolare una nuova maggioranza parlamentare non legittimata dal voto popolare per avallare una storiella fantasmagorica riguardante il caso di una prostituta minorenne fermata per furto ma fatta liberare per evitare una presunta crisi diplomatica.  

Quando il potere assume la forma di una pornocrazia e il dominus usa il potere politico per aggiustare le proprie pendenze con la Giustizia e per aumentare la dimensione e il peso dei propri interessi personali  mettendo in crisi tutto l’equilibrio dei poteri su cui si fonda l’assetto di un regime democratico, quando il dominus non è credibile, non è affidabile, non è idoneo, non è degno, non è capace, non c’è che una strada per opporsi alla deriva : la mobilitazione permanente.

Per fermare il dominus quello che conta è far capire alla maggioranza degli italiani che un «uomo malato» che frequenta minorenni, lenoni e spacciatori condannati non può fare il Presidente del Consiglio, un indagato per mafia non può fare il Presidente del Consiglio,  un collezionista di processi non può fare il Presidente del Consiglio, uno sbandato che mente spudoratamente - le storielle sulla «nipote di Mubarak», sulla «fidanzata», sulla «villa di Lampedusa», sul «patto scritto tra Fini e la Magistratura» sono solo alcune delle perle più recenti – non può fare il Presidente del Consiglio ma soprattutto il Paese non può essere guidato da chi spergiura sulla Costituzione. 


2.       La proposta politica


Se dunque è prioritario spiegare bene ai cittadini tutte le motivazioni che sottostanno alla richiesta di dimissioni del Presidente del Consiglio in modo da provocare una vera e propria crisi di rigetto nell’opinione pubblica, non è di minore importanza avanzare una proposta politica in grado di spostare l’asse degli equilibri politici e parlamentari e il consenso si può spostare quando si offre una prospettiva, quando si indica una strada per uscire dalla palude. Questo deve diventare un punto di snodo della mobilitazione permanente.

Come si è già detto in precedenza, SB teme fondamentalmente tre scenari  :

1. un nuovo governo di centro-destra  a guida Tremonti o Maroni
2. un governo tecnico-istituzionale senza politici
3. un Governo di Emergenza e di Unità Nazionale con le forze politiche disponibili

ma lo scenario che in assoluto teme di più è il secondo, una sorta di replica del Governo Ciampi , perché con un governo del genere l’attuale Presidente del Consiglio perderebbe inesorabilmente non solo il potere che gli viene dalla carica istituzionale ma anche lo status di intoccabile.


In tal senso una proposta idonea potrebbe essere quella di un "Governo del Presidente e della Costituzione" , un Governo formato da personalità di spicco e di alto profilo morale e culturale, senza il coinvolgimento diretto dei partiti politici ma con il sostegno esterno di tutte le forze parlamentari disposte a voltare pagina, che avrebbe appunto il compito di varare una serie di provvedimenti urgenti in tema di crisi economica, di avviare un programma di riforme condiviso dalle principali forze politiche e di preparare il terreno per una legislatura costituente.


3.      
La proposta programmatica

Ma chiedere con forza le dimissioni del Presidente del Consiglio ed avanzare una proposta politica in grado di normalizzare il quadro politico non può bastare, manca ancora il passaggio decisivo, quello che può rendere veramente efficace la mobilitazione permanente  : un ventaglio di proposte concrete per attaccare la crisi morale ed economica che attanaglia il Paese e farci uscire dall’incantesimo del berlusconismo. Quando milioni di individui, uomini e donne in carne ed ossa,  vogliono contare come cittadini e i più giovani  vogliono un’opportunità per realizzarsi  e soprattutto vogliono un futuro, solo un progetto politico complessivo e un arsenale di proposte concrete possono sviluppare una mobilitazione permanente in grado di incidere sul mondo come è adesso per farlo diventare come vorremmo che fosse. 

Una mobilitazione che al momento ha il carattere della spontaneità e della protesta episodica può diventare una mobilitazione permanente e una «rivoluzione etica» in grado di cambiare lo stato delle cose solo se riesce ad ancorare la sua azione a dei principi-guida solidi, lungo direttrici ben delineate  -  la giustizia sociale, la lotta al privilegio, la difesa degli svantaggiati, la centralità del lavoro, la "questione morale" come fulcro dell'etica pubblica e della convivenza civile, la tutela della salute e dell’ambiente, i diritti civili, la democrazia intesa come partecipazione e condivisione – e a sviluppare idee, progetti e proposte concrete in grado di attirare consenso e creare quello slancio verso il futuro di cui hanno bisogno le giovani generazioni.

Il profumo dei gelsomini ha annunciato una nuova primavera, il fremito dell'indignazione annuncia adesso un nuovo futuro.


(continua)

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POLITICA
28 aprile 2011
L'unica maniera per realizzare i propri sogni è svegliarsi /3 - La partita decisiva
« Chi è in grado di distinguere quando è il momento di dare battaglia, e quando non lo è, riuscirà vittorioso ».

Sun-Tzu, Arte della guerra

"Noi abbiamo dato la nostra disponibilità a lanciare una fase costituente con le forze che ci stanno, per aprire una crisi e proporre un governo alternativo. Ma a questo punto – aveva detto D’Alema nell’intervista del 30 gennaio concessa  a  “La Repubblica” -  se Berlusconi non prende atto dell'insostenibilità della sua posizione di premier,  l'unica soluzione è quella delle elezioni anticipate" […] Perché la situazione precipita. La crisi politico-istituzionale, l'accavallarsi delle vicende giudiziarie, la guerra tra i poteri dello Stato. Cos'altro deve succedere, per convincerci della necessità di una svolta?".

A metà febbraio Bersani commenta laconico : se Berlusconi «non fa un passo indietro bisogna che ci convinciamo chea questo punto il male minore è andare alle elezioni ».

Ancora  due settimane fa Bersani ribadisce  il concetto :  «Io non sono precluso a niente. Noto soltanto che dalla nostra proposta di un governo di transizione, le cose sono cambiate. Sono arrivati i responsabili che hanno in mano la situazione. Per questo l'ipotesi, per non stare dove stiamo, potrebbe essere soltanto quella delle elezioni anticipate che sono sempre meglio di restare in questa situazione».

«Al di là dei sondaggi  è del tutto evidente che la permanenza di Berlusconi al governo del Paese è un enorme danno. E che le elezioni sono l'unica via di uscita»  Lo ha detto giorni fa Massimo D'Alema commentando gli ultimi sondaggi che darebbero il centrosinistra in vantaggio sul il centrodestra, anche se di pochissimo.

Come si è giunti ad auspicare le elezioni anticipate senza se senza ma visto che nei mesi precedenti  in più occasioni si era ribadito di non voler tornare alle urne prima di aver riformato la legge elettorale ?

Il cambio di direzione deriva in parte dallo smacco del 14 dicembre e dall’evidente difficoltà nel produrre una crisi parlamentare in grado di scalzare il Presidente del Consiglio e dall’altra da un certo ottimismo derivante  da sondaggi che sembrano da un certo momento in poi promettere risultati positivi : "I sondaggi  -  spiega D’Alema  a metà febbraio  - dicono che se andiamo alle elezioni come centrosinistra con tre poli, noi vinciamo le elezioni. Se andiamo, come io propongo, con una larga coalizione democratica, le vinciamo largamente".

E le altre ipotesi che erano state messe in campo ?  L’ipotesi di  un’ Alleanza Costituzionale  "aperta a tutte le forze che alla svolta autoritaria di Berlusconi sono pronte a dire di no” in grado di formare un governo di transizione sembrerebbe piuttosto improbabile, mancano troppi requisiti perché un’alleanza del genere possa consolidarsi, ammesso e non concesso che possa formarsi.

Una certa plausibilità potrebbe averla forse l’ipotesi di un Governo di Salvezza e di Unità Nazionale che è stata di nuovo rimessa in primo piano dal duo Pisanu-Veltroni con la formula del “Governo di Decantazione”  ma la proposta è stata accolta con scetticismo e poi il problema di fondo di questa proposta è la sua ambiguità, non a caso essa ha tutta l’aria di essere una riverniciatura di proposte già avanzate da altri in passato, anche se con sfumature via via diverse, e persino SB, a suo modo,  se ne era appropriato quando con la lettera al Corriere del 31 gennaio scorso propose “a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana”. L’idea “che sia necessario un periodo di decantazione, di rasserenamento del Paese, di operosa sintonia con le attese degli italiani” è certamente condivisibile ma è vuota se non si precisa il profilo politico e programmatico di questa ipotetica fase di decantazione. Suggerire semplicemente un ampio ed esauriente confronto parlamentare e di porre mano alle emergenze in corso e di riformare la legge elettorale è del tutto vago e riporta il dibattito politico indietro di mesi. Nella proposta del duo Pisanu-Veltroni affiora poi quel retrogusto di melassa appiccicosa che tanti danni ha già fatto in passato,  nella lettera al Corriere il Presidente del Consiglio non viene nemmeno nominato, sembra di essere tornati ai tempi in cui si parlava di SB come del «principale esponente dello schieramento a noi avverso».

Insomma la linea è ancora quella ribadita da D’Alema nell’intervista pubblicata oggi da “La Repubblica” , alla domanda di Giannini "E il "governo di decantazione" proposto da veltroni e Pisanu come lo giudica? ecco la risposta di D’Alema : "È stata una proposta positiva. Ed è lodevole che il senatore Pisanu abbia condiviso la proposta di Veltroni. Ma purtroppo mi pare che le repliche siano state durissime: possiamo proporre qualunque soluzione, ma finché Berlusconi dimostrerà di non volersene andare e continuerà ad imprigionare la sua maggioranza asservendola ai suoi interessi, sarà tutto inutile. Per questo, insisto, per noi non c'è altro spazio politico se non quello di batterlo alle elezioni".

Quello che però D’Alema non dice è che le difficoltà incontrate nell’aprire una fase costituente con un governo con le forze che ci stanno  vengono semplicemente trasposte  da uno scenario all’altro senza soluzione di continuità perché da un lato SB non si dimette e anzi gioca la sua partita in modo ossessivo alzando di giorno in  giorno la posta dello scontro tra i poteri dello Stato , dall’altro lato  le forze che dovrebbero starci  tentano di fare un loro gioco nella prospettiva di consolidare la propria consistenza e diventare l’ago della bilancia di equilibri futuri, di fatto si invocano le elezioni anticipate senza aver risolto nessuno dei problemi  sui quali nei mesi precedenti si era incagliata l’iniziativa politica del partito e dell’opposizione : SB non si dimette e per il momento non sembra esserci una leva in grado forzare il quadro politico in modo tale che il Presidente del Consiglio sia costretto a fare un passo indietro, non si è consolidata l’ipotesi del Nuovo Ulivo, il nodo della leadership è rimasto irrisolto e continua ad essere fonte di diatribe, l’ipotesi della Santa Alleanza sembra essersi dissolta definitivamente dopo l’ennesimo NO di Casini , la proposta programmatica  è rimasta evanescente, ambiziosa nelle intenzioni   - “Dobbiamo dare una prospettiva di ricostruzione futura del Paese. Le macerie del berlusconismo sono enormi: regole democratiche devastate, principi di legalità calpestati, istituzioni svilite. Dobbiamo mettere in campo un progetto di rilancio dell'economia e della crescita, dopo gli ultimi dieci anni sprecati dal berlusconismo” - ma vuota nei contenuti. D’Alema sembra quasi voler far propria la “vocazione maggioritaria" di Veltroni – “Spetta a noi del Pd fare tutto questo, con una proposta che deve essere rivolta innanzi tutto ai cittadini italiani e che miri ad unire il più ampio schieramento democratico possibile. Quando si andrà a votare per il governo del Paese la nostra proposta politica mostrerà tutta la sua forza, e con essa dovranno misurarsi tutti gli altri partiti" – ma in fin dei conti il problema è sempre il solito : manca la capacità di coagulare il consenso attorno ad alcune proposte politiche e programmatiche precise e chiare.

Se a questi motivi di perplessità che riguardano la debolezza del profilo politico del PD e in generale dell’opposizione aggiungessimo altre considerazioni di ordine generale  ovvero 

1)      la crisi finanziaria è grave e soggetta a sviluppi imprevedibili come dimostrano le ricorrenti tensioni sui mercati, non è il momento per dare segnali di ulteriore incertezza

2)   anche a causa della pessima legge elettorale in vigore, le elezioni potrebbero produrre una situazione di stallo senza vinti né vincitori

3)     le elezioni sono un’opzione che lo stesso Presidente del Consiglio potrebbe prendere in considerazione se la situazione diventasse per lui ingestibile o se ritenesse necessario usare l’arma delle elezioni per uscire dall’accerchiamento a cui rischia di essere sottoposto, anzi ci sono segnali che farebbero pensare che il Presidente del Consiglio stia cercando la crisi per andare ad elezioni anticipate

4)      i sondaggi possono risultare ingannevoli e offrire aspettative irrealistiche e poi bisogna  considerare che il Presidente del Consiglio è spregiudicato,  il tipo è pronto a qualunque sparata pur di accattivarsi una manciata di voti, potrebbe rivincere.

allora potremmo dedurne che le elezioni anticipate come esito di una possibile crisi dell’attuale quadro politico non sono comunque la soluzione migliore per  neutralizzare il Presidente del Consiglio.

Per  neutralizzare il Presidente del Consiglio è necessario puntare alle sue dimissioni e determinare una situazione tale da rendere problematica anche la sua ricandidatura alle prossime elezioni. Per raggiungere l'obbiettivo è fondamentale focalizzare l'attenzione e centrare l'iniziativa politica su tutta una serie di elementi che potrebbero accellerare la crisi del quadro politico.

Come ottenere le dimissioni del Presidente del Consiglio ? Al momento sembra una missione impossibile ma ci sono alcuni varchi che sono aperti e che non vengono sfruttati a dovere dall’opposizione : il primo varco è la crescente debolezza politica del Presidente del Consiglio ormai impigliato in giochi politici sempre più azzardati  che lo rendono ricattabile e dunque incapace di gestire il quadro politico con disinvoltura, un secondo varco è costituito dal crescente calo di credibilità del Presidente del Consiglio dovuto a dichiarazioni talmente avventate da rasentare un rischio autodistruttivo, ha perso la bussola  se mai l’avesse avuta, un terzo varco è aperto sul fronte delle defezioni, chi ancora sta accanto all’appestato comincia ad avere paura di prendersi la peste. Basterebbero già questi elementi  per ipotizzare che la vicenda politica del Presidente del Consiglio potrebbe giungere al capolinea entro l’estate ma per avere la certezza di raggiungere l’obbiettivo delle dimissioni del Presidente del Consiglio al più presto, tutti coloro che hanno ancora il senso della decenza, dell’onore e della legalità devono mobilitarsi.

Solo una mobilitazione popolare permanente potrà aprire un quarto varco, quello più importante, per iniziare la partita decisiva, quella che va innanzitutto giocata sul fronte della chiarezza ovvero sulla capacità di far capire all’opinione pubblica ancora incerta e confusa i motivi per i quali il Presidente del Consiglio deve dimettersi.

Se questa prima fase della partita venisse giocata in modo efficace allora il secondo tempo della partita potrebbe essere giocato arricchendo lo schema tattico con una proposta politica in grado di accentuare la crisi politica del Presidente del Consiglio.   

Per riuscire a provocare le dimissioni del Presidente del Consiglio e determinare una situazione tale da neutralizzarlo politicamente è necessario avanzare una proposta con la quale poter sganciare il destino politico del Presidente del Consiglio da quello della legislatura, una proposta in grado di attirare consenso diffuso e in grado di spostare i rapporti di forza nel Paese e nel Parlamento e la proposta potrebbe essere quella di un "Governo del Presidente e della Costituzione" , un Governo formato da personalità di spicco e di alto profilo morale e culturale, senza il coinvolgimento diretto dei partiti politici, che avrebbe appunto il compito di terminare la legislatura traghettando il Paese verso lidi più sicuri e verso un clima politico meno avvelenato.

Se anche questo secondo tempo della partita venisse giocato in modo efficace, allora sarebbe possibile rafforzare ulteriormente l’iniziativa politica con una proposta programmatica di ampio respiro.

Questo è un passaggio essenziale, forse in assoluto il più importante, perché l'iniziativa politica non può diventare efficace se non è ancorata ad una proposta programmatica in grado di catalizzare interesse e consenso.

Se durante queste prime fasi della partita lo schema di gioco si mantenesse chiaro nella spiegazione dei motivi che rendono necessarie le dimissioni di SB,  lineare nella formulazione di una proposta politica condivisibile e di alto profilo, coerente nell'offrire un programma  politico efficace e credibile,  lo sviluppo naturale di tutto ciò non potrebbe che essere la crisi del quadro politico attuale e la determinazione di un nuovo  scenario.

(continua)

N.B.  La prima parte di questo contributo è stata pubblicata in data 21 febbraio e la seconda parte è stata pubblicata in data 22 febbraio

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POLITICA
22 febbraio 2011
L'unica maniera per realizzare i propri sogni è svegliarsi /2 - Che fare ?
Analizzare i vantaggi serve a elaborare i piani. Analizzare gli svantaggi serve a evitare i danni.
Sun-tzu


   Come ci attestiamo tatticamente in relazione ad un quadro politico che potrebbe svilupparsi da un momento all’altro secondo linee imprevedibili ? Dunque, cosa proponiamo ? Anzitutto proponiamo le dimissioni di SB, le parole di Franceschini pronunciate alla Camera sono state nette : "Anche se non ci fossero reati Berlusconi può forse continuare a guidare il Paese dopo i fatti che sono avvenuti e che abbiamo letto? Chiediamo in quest'aula: abbia un sussulto di dignità, si dimetta, vada a difendersi nelle aule di tribunali dalle accuse infamanti che ha ricevuto". Bene, ma poi ?

Il tempo di SB è scaduto ma proverà, intrallazzando e cavillando, a neutralizzare i processi che lo riguardano,  proverà con tutte le sue forze ad escogitare una exit strategy. L’accanimento nel trovare una soluzione e/o un rinvio per i suoi guai con la giustizia lo porterà a forzare i rapporti istituzionali, quest’accanimento è ovviamente un segno di estrema debolezza e come tale andrà interpretato e sottolineato, sul piano politico la forsennata ricerca di una scappatoia per sfuggire ai guai con la giustizia mentre il paese va in malora sarà l'anticamera del suicidio perché a tutti apparirà sempre più chiaro che SB pensa solo ai problemi che lui stesso si è creato da solo con comportamenti irresponsabili e che non pensa affatto ai problemi del Paese.
La Lega lo appoggerà ancora per un po’ ma in aprile i nodi verranno al pettine in ogni caso: il Quirinale probabilmente non firmerà un’eventuale riforma della giustizia, forse comincerà il processo per il “Rubygate” e in quel periodo molti parlamentari matureranno il vitalizio e a quel punto si comincerà a ballare veramente. La verità è che stanno tutti navigando a vista : SB non sa bene cosa fare, la Lega soffre la pressione della sua base elettorale, una base sempre più insofferente nei confronti di SB e delusa dalle scelte ambigue dei suoi dirigenti, la Lega appena sentirà puzzo di bruciato tenterà di mettere SB sotto tutela ( con Tremonti o con Maroni ) , comunque l'agenda politica è ancora in mano a SB, per il momento.le opposizioni si barcamenano come possono ma non danno l'impressione di avere una linea di condotta efficace.

Ma c’è un altro scenario che potrebbe aprirsi senza preavviso : SB, messo alle strette dai processi e preso dal timore di subire una condanna a breve,  potrebbe sparigliare le carte, buttare all’aria il tavolo e puntare alle elezioni,  ha un potenziale elettorale ancora alto e considerando che il Terzo Polo mostra evidenti segni di crisi, che il Nuovo Ulivo non ha ancora preso forma e che ci sarà una tendenza alla polarizzazione degli schieramenti,  potrebbe crearsi una pericolosa miscela nella quale potrebbero prevalere fattori imponderabili, SB teme le elezioni ma potrebbe decidere di rischiare il tutto per tutto.

C’è poi un terzo scenario che andrebbe preso in considerazione ed è quello che contempla l’opzione del salvacondotto ovvero una convergenza tra le forze politiche per offrire a SB una scappatoia legalizzata per evitare i processi ed eventuali condanne in cambio delle dimissioni e dell’uscita di scena.

Proviamo adesso a rovesciare la questione : invece di ipotizzare quale potrebbe essere lo scenario dominante delle prossime settimane, proviamo ad immaginare semplicemente quale potrebbe essere lo scenario più temibile per SB. 

SB non teme lo scontro frontale con i PM, con Napolitano e con tutti coloro che lo potrebbero ostacolare, alzare polveroni e sfruttare la confusione generale sono il suo forte, SB è principalmente un inquinatore,  il caimano si trova a suo agio nel fango, SB certamente teme i processi ma non al punto tale da prendere in considerazione le dimissioni solo per questo motivo.  

SB non teme nemmeno le elezioni ovvero le teme ma non fino al punto da evitarle se la situazione dovesse diventare ingestibile.

In linea teorica potrebbe essere interessato ad un accordo di qualche tipo per ottenere un salvacondotto ma finché avrà la sensazione di poter risolvere le cose resistendo, tergiversando, bluffando ecc. ecc. farà di testa sua.  Se dovesse trovarsi in un vicolo cieco, per guadagnare del tempo potrebbe far finta di accettare uno scambio barattando l’uscita di scena con l’impunità ma non c’è da fidarsi, SB è spregiudicato, è capace di qualunque mossa, mai fidarsi …

In realtà SB  teme soprattutto l’isolamento internazionale e la neutralizzazione della sua azione politica, ovvero l’eventualità di non essere più il protagonista dello spettacolo. Non a caso SB era in grande apprensione nei giorni in cui si ventilava la possibilità che la legislazione continuasse con il varo di un “governo tecnico”  … «Non mi dimetterò mai»  … «Ma se questi faranno il governo tecnico noi gli scateneremo contro la guerra civile, avranno una reazione come nemmeno s’immaginano…».

Dobbiamo dunque riuscire a provocare le dimissioni di SB determinando una situazione  tale da neutralizzare SB politicamente ed impedirne la ricandidatura alle prossime elezioni, in pratica si tratta di riuscire a sganciare il destino di SB da quello della legislatura.

SB teme fondamentalmente tre scenari  :
1. un nuovo governo di centro-destra  a guida Tremonti o Maroni
2. un “governo tecnico” senza politici
3. un Governo di Emergenza e di Unità Nazionale con le forze politiche disponibili

Uno qualsiasi di questi scenari determinerebbe la fine politica di SB ma ormai sembra che si punti in un'altra direzione se il Presidente del Consiglio dovesse dimettersi : le elezioni. Perchè ? Si tratta di un ennesimo errore di valutazione ?



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POLITICA
21 febbraio 2011
L'unica maniera per realizzare i propri sogni è svegliarsi

Il post che segue nasce dall’esigenza di approfondire una discussione nata su PDnetwork : al momento si tratta di un work in progress, il tentativo è quello di inquadrare lo stato delle cose e indicare una prospettiva politica per uscire dalla crisi.

Un battaglia politica vincente non può che essere la risultante di una convergenza tra iniziativa politica e proposte programmatiche : la prima deve cogliere i caratteri del quadro politico in cui opera, le seconde devono dare all’iniziativa politica uno slancio tale da consentire il raggiungimento di obbiettivi tattici importanti, in politica si gioca per vincere, altre opzioni non sono consentite. Ma iniziativa politica e proposte programmatiche da sole non possono essere sufficienti per una battaglia politica vincente, servono anche un partito e un gruppo dirigente all’altezza della situazione.

Per sviluppare il discorso partiamo proprio da quest’ultima necessità, quella relativa al gruppo dirigente, ovvero dalla necessità di affidare  e far gestire l’iniziativa politica ad un gruppo dirigente all’altezza della situazione.  E’ ormai improcrastinabile l’esigenza di introdurre una conventio ad excludendum per  “rottamare” in via definitiva i molti personaggi  che in tutti questi anni hanno avuto le loro occasioni ma non le hanno sapute sfruttare e che tuttora condizionano in modo negativo la vita del partito e  l’elaborazione della linea politica. Sussistono delle perplessità, è inutile negarlo, anche riguardo a Bersani : una bella fetta  della discussione sul leader del centro-sinistra nasce chiaramente dalle perplessità che nel tempo si sono accumulate sulla figura di Bersani, perplessità presenti all’interno del PD, tra i commentatori politici e nell’opinione pubblica. Si potrebbe aggiungere che se si andasse alla formazione di un Nuovo Ulivo, sarebbe del tutto normale considerare il Segretario del partito più importante della coalizione come il leader naturale della coalizione ma questa considerazione, per molti commentatori e per molti motivi,  al momento non è per niente scontata.

Ora, il dubbio che a questo punto  dovremmo sciogliere è il seguente : le perplessità che riguardano Bersani sono relative alla persona nel senso che il Segretario non viene ritenuto in grado di portare avanti una linea e un programma già definiti  o comunque da definire  oppure  le perplessità che riguardano il Segretario sono soprattutto il riflesso di una linea politica traballante e di un programma evanescente ?

A suo tempo mi sono dichiarato favorevole all’ipotesi del cosiddetto  «doppio cerchio»  pur sottolineando la mancanza di un programma politico vero e proprio in grado di sostenerne lo schema tattico e in seguito, a metà gennaio, mi sono dichiarato favorevole all’ipotesi di invertire l’ordine dei fattori e di partire prima dal programma per arrivare alle alleanze proprio perché mi sembrava che con questa inversione fosse possibile colmare il vuoto programmatico purtroppo presente nello schema tattico del «doppio cerchio» . La situazione adesso però è cambiata e riguardo all’iniziativa politica, in un commento pubblicato su PDnetwork,  ho già sottolineato quelli che a mio parere sono stati i due errori tattici maturati in questi ultimi giorni ovvero l’apertura alla Lega e la richiesta di elezioni anticipate. Rivolgendomi direttamente al Segretario ho scritto che :

1.       con l'apertura di credito che hai fatto alla Lega con l'intenzione di scompaginare il fronte avverso, hai consegnato a Bossi un jolly potentissimo che lui userà invece per condizionare e pilotare SB a comodo suo. La mia opinione è che nonostante certi fremiti della base, la Lega non si staccherà da SB per molti motivi, il primo dei quali è che la Lega è interessata all'eredità politico-elettorale di SB e quindi non ha interesse a rompere con SB, ha interesse a metterlo sotto tutela : «Berlusconi si riposi, ci pensiamo noi».

2. chiedere le dimissioni di SB è sacrosanto ma chiedere le elezioni anticipate è sbagliato perché il quadro politico è troppo ingarbugliato : la peculiarità dei fattori in gioco e le incertezze del Terzo Polo tenderanno a creare una polarizzazione degli schieramenti e anche l'improbabile proposta di una Santa Alleanza non farebbe altro che ricompattare il centro-destra e rendere incerto l'esito del voto, soprattutto se SB fosse nelle condizioni di ripresentarsi ancora come leader.

Valutando complessivamente la situazione, il vero problema sembra proprio essere questo : l’iniziativa politica è continuamente traballante, insicura nelle sue configurazioni e non porta a risultati visibili. Non è visibile nemmeno il disegno di un programma agile e pragmatico. L’ipotesi della Santa Alleanza è tramontata, la formazione di un Nuovo Ulivo è in alto mare, ammesso e non concesso che sia possibile aprire sotto qualche forma una fase costituente non si vedono progetti già consolidati sui quali imbastire una discussione e/o una trattativa, anche la questione della legge elettorale che per alcuni mesi sembrava essere una sorta di cavallo di Troia per abbattere SB è finita nel dimenticatoio,  i punti di un ipotetico programma di Governo sono appena accennati e non sarebbero comunque idonei per affrontare la gravità della crisi e i nodi problematici che soffocano il sistema-Paese,  si chiedono le dimissioni di SB ma paradossalmente SB sembra aumentare le proprie capacità di resistenza,  almeno per il momento…insomma, l’impressione è che le incertezze dell’iniziativa politica e la mancanza di un programma chiaro per segnare un’identità compongano un tutt’uno con le perplessità che si riverberano sul Segretario e su tutto il gruppo dirigente. Che fare ?

(continua)
POLITICA
17 novembre 2010
31.597.000.000 + 18.750.000.000 + 16.438.000.000 + 11.600.000.000 = 78.385.000.000 €
Nei primi 3 mesi del 2011 scadono titoli di Stato per  31.597.000.000 + 18.750.000.000 + 16.438.000.000 + 11.600.000.000 = 78.385.000.000 € , nessuno può permettersi passi falsi e di andare al voto con una montagna di titoli in scadenza, la data del 27 marzo messa in giro da Calderoli e da La Russa è un bluff, serve per serrare i ranghi e simulare sicurezza. 

Inoltre tra maggio e giugno del 2011 circa 570 parlamentari di tutti gli schieramenti matureranno il diritto al vitalizio, in un modo o nell'altro cercheranno di resistere fino al raggiungimento dell'agognato traguardo. Le elezioni ci saranno eventualmente a fine giugno.

Per il momento ci sono solo 3 soluzioni : o B. ce la fa a resistere oppure trova un modo per fare un B. bis o subentra un Governo tecnico, magari a guida Draghi, senza politici, che si assume l'onere di arginare temporaneamente la crisi economica e finanziaria.


 

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POLITICA
14 novembre 2010
Proverà a resistere in tutti i modi
Si discute in questi giorni sulla possibilità di un baratto : l'uscita di scena di B. in cambio di un salvacondotto risolutivo, ovvero una soluzione definitiva per la salvezza che dovrebbe prescindere dal suo ruolo di premier.

«Decida lui un successore, qualcuno di cui si fida, faccia un passo indietro e noi cerchiamo e votiamo una soluzione per i suoi processi» dicono alcuni. Altri sottolineano la delicatezza del momento auspicando una exit strategy ragionevole : «Questo è un Paese crudele, che per mondarsi delle proprie colpe, una volta che Berlusconi è caduto, è capace di accusarlo di nefandezze inaudite. Certo, si può ragionare su una uscita senza vendette, ma dopo che lui abbia abbandonato il campo. Senza equivoci».  Altri ancora si allargano in analisi più complesse e considerano che non sia possibile uscire da questo presente  «senza concedere a Berlusconi l’onore delle armi e senza coinvolgerlo direttamente nella transizione al suo stesso sistema di potere », si potrebbe ventilare ad esempio un salvacondotto speciale : « un adeguato compimento della sua eccezionale parabola politica arrivando a essere eletto al Quirinale».

Insomma, le opzioni sono varie. Escludendo l'ultima, che pare impraticabile per semplici motivi di decenza, rimane il problema generale : quale potrebbe essere la soluzione per consentire a B. di fare un passo indietro senza dover subire pseudo-vendette di tipo politico o strascichi giudiziari imbarazzanti ?

Per quanto riguarda i processi che coinvolgono B. , in fin dei conti per metterli in quarantena o per eliminarli basterebbe ripristinare la vecchia immunità parlamentare così come era in vigore prima di Tangentopoli, si tratterebbe di un provvedimento impopolare ma potrebbe essere utile per stemperare quella conflittualità che è aperta sul fronte della giustizia. Se ne parla da mesi ma evidentemente B. non considera la vecchia immunità parlamentare sufficiente per garantirgli l’impunità. Perché ? Perché in primo luogo le maggioranze parlamentari possono cambiare, anche le situazioni possono cambiare e la vecchia immunità parlamentare potrebbe essere utile per cloroformizzare i processi in corso ma potrebbe non servire per quello che cova sotto la cenere : intercettazioni compromettenti, scandaletti vari ma soprattutto le dichiarazioni di Ciancimino jr. e Spatuzza.

Perché il problema che ha determinato la sua discesa in campo è più che mai vivo anche adesso, aveva detto  : «mi accuseranno di essere mafioso» e poi aveva aggiunto : «mi faranno di tutto, andranno a frugare tutte le carte, diranno che sono un mafioso». 

Lo confermerà anni dopo anche il fedele Fedele : «La verità è che se Silvio Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia».

Coincidenza vuole che quelle accuse siano ormai sempre più stringenti e pericolose.

B. sapeva di essere nel mirino già diversi anni prima della discesa in campo ma Craxi offriva una protezione adeguata. Le cose cambiano dopo Tangentopoli e B. deve entrare di persona in politica per parare i colpi e ancora sta cercando di pararli. 

Pare che B. abbia detto : «Se mi dimetto, poi non torno più a Palazzo Chigi».  B. sa bene che finché resterà a Palazzo Chigi e finché avrà la titolarità di 10 milioni di voti, nessuna Procura oserà l'inimmaginabile ma se si dimettesse e se il peso elettorale dovesse ridimensionarsi significativamente allora niente sarebbe più come prima. Proverà a resistere in tutti i modi, non sta difendendo solo se stesso, sta difendendo il suo impero dall' ignominia.
POLITICA
14 novembre 2010
Una gufata pazzesca
Silvio Berlusconi chiederà la fiducia in Parlamento, prima al Senato e poi alla Camera, ma solo dopo l'approvazione finanziaria. Lo ha annunciato lo stesso Presidente del Consiglio, ricevendo il plauso del Capo dello Stato: «Tutti d’accordo, prima la manovra». Giorgio Napolitano aggiunge: «D’altronde ci si regolò analogamente nelle vicende di fine anno 1994».

Miiiinchia, che gufata !

22 novembre 1994 : Mentre il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi coordina a Napoli la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata, gli viene recapitato un ordine di comparizione della Procura di Milano per un interrogatorio sul depistaggio dell' inchiesta sulle tangenti alla Finanza.

22 dicembre 1994 : Cade il primo governo Berlusconi per decisione di Bossi, quel  «giuda, traditore, ladro e ricettatore di voti, personalità doppia e tripla», che «per sette lunghi mesi ha messo a dura prova la pazienza mia e di tutto il governo».

13 gennaio 1995 : Dopo varie consultazioni del Capo dello Stato per dare l'incarico a formare un nuovo governo, Scalfaro lo affida a Lamberto Dini, ex ministro del Tesoro nel governo Berlusconi.  È stato il primo e finora unico governo della storia repubblicana interamente composto da esperti e funzionari non appartenenti al Parlamento.



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POLITICA
13 novembre 2010
La veronica di B.

Precisiamolo subito : qui non si parla della Veronica Veronica, la quasi ex moglie di B., quella poveretta che disse : «Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni ecc. ecc. …» ma si parla di quella finta che nel gioco del calcio serve per superare l’avversario con una giravolta, la veronica appunto.

Silvio «deve riprendere l'iniziativa, uscire in dribbling dalla morsa, come Maradona, che nel Mondiale dell'86 partì da centrocampo, dribblò mezza Inghilterra e palla al piede arrivò in porta », è questo il consiglio che pochi fa gli ha dato il fedele Fedele e Silvio forse lo seguirà nel modo seguente :

Silvio sta per tornare da Seul e sa già cosa fare, prima parlerà con Niccolò, Angiolino e Gianni e dirà, parole testuali :

«Signori miei, ho deciso, mi gioco tutto. Basta con il teatrino della politica, basta con chi tradisce me e gli elettori, dirò che il popolo sovrano non può essere gabbato con governicchi dal fiato corto, farò un discorso come quello di Onna, mi rivolgerò a tutti,  metterò tutti di fronte alle proprie responsabilità, vedrete, comunque vada sarà un successo».

Poi in mondovisione, in viva voce ma con la faccia di un avatar perché la faccia vera è fuori controllo, farà un discorso appassionato come quello della discesa in campo ma con i toni da statista come quelli del discorso di Onna :

 

Care amiche e cari amici, care elettrici e cari elettori,

l'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Mai come in questo momento l'Italia, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato. Questo è un momento difficile : politicanti ambiziosi vogliono un potere per il quale non hanno ricevuto il mandato dei cittadini, la classe politica italiana è travolta dai fatti e superata dai tempi, la difficoltà  di governare è causata dai troppi vincoli che vengono imposti dalla politica politicante, il rinnovamento e la modernizzazione del paese sono quasi impossibili se l’azione di chi ha ricevuto il mandato dal popolo sovrano è condizionata da fatti estranei alla politica stessa, una macchina del fango che sopravvive violando la privacy dei cittadini vuole tarpare la rivoluzione liberale con scandali montati ad arte.

Siamo riusciti ad arginare le difficoltà derivanti dalla crisi finanziaria ed economica del mondo globalizzato ma siamo schiacciati dal peso di un debito pubblico enorme che forze politiche irresponsabili hanno contribuito ad aumentare negli ultimi decenni, il Paese è incerto nel momento difficile di un rinnovamento assolutamente necessario e dobbiamo quindi porci il problema del passaggio a una nuova Repubblica.

Dobbiamo in primo luogo proporre anche ai cittadini italiani gli stessi obiettivi e gli stessi valori che hanno fin qui consentito lo sviluppo delle libertà in tutte le grandi democrazie occidentali.

Dobbiamo far leva sui valori in cui crediamo perché  noi crediamo nell'individuo, nella famiglia, nell'impresa, nella competizione, nello sviluppo, nell'efficienza, nel mercato libero e nella solidarietà, figlia della giustizia e della libertà.

Sogno, a occhi bene aperti, una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell'invidia sociale e dell'odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l'amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita.


La storia d'Italia è ad una svolta. Da cittadino,
 senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è venuto il momento di farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politica senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un'Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo.
Per questo motivo faccio un appello a tutte le forze politiche responsabili per formare un Governo di Emergenza Nazionale di cui in prima persona mi faccio promotore e sostenitore.

Dobbiamo farlo tutti insieme, tutti insieme, quale che sia l’appartenenza politica, tutti insieme, per un nuovo inizio della nostra democrazia repubblicana, dove tutte le parti politiche si riconoscano nel valore più grande, la libertà, e nel suo nome si confrontino per il bene e nell’interesse di tutti.

Spero che le mie parole siano meditate da ciascuno di voi e, in particolare rivolgo un appello a tutti i moderati e a tutti i riformatori, a quelli che condividono i valori liberali e democratici e a quelli che hanno la mia stessa visione della libertà, della patria, della persona, della famiglia, dell’economia e del lavoro ma mi rivolgo chiaramente anche alle forze più responsabili dell’opposizione affinché valutino con coscienza l’opportunità di formare tutti insieme un Governo di Emergenza Nazionale anteponendo il senso di responsabilità agli interessi di parte e avendo come obiettivo il bene di tutti i cittadini.
Vi ringrazio


Ecco, se B. davvero facesse un discorso del genere mettendosi a disposizione di un Governo di Emergenza Nazionale cosa potrebbe succedere ?Si salverebbe ?

POLITICA
11 novembre 2010
Siamo alle porte coi sassi
Ieri la Borsa di Milano è andata maluccio, i debiti sovrani di Irlanda e Portogallo sono stati messi sotto pressione ma, soprattutto,  Mediaset ha perso il 6,48%.  Ormai è quasi sicuro  : le elezioni si allontanano, il governo tecnico anche, si avvicina un B. bis.

E noi ? Dopo che ci siamo impiccati con la legge elettorale, quale sarà la prossima corda ?  
Eppure era tutto già chiaro alcuni mesi fa : l’attenzione andava rivolta subito e in modo ossessivo sui temi del lavoro, della legalità e della giustizia sociale inchiodando B. alle sue responsabilità e al suo fallimento politico.

Ora invece succederà che ci troveremo spiazzati in tutti i casi :

- l’ipotesi più probabile è che B. resista facendo un nuovo governo, allora la debolezza della nostra linea politica apparirà evidente soprattutto se Casini dovesse aggregarsi alla nuova compagnia cantante e se fosse il B. bis a mettere mano alla legge elettorale.

-Se B. dovesse cadere ma si dovessero creare le condizioni per un governo tecnico, avremmo dei seri problemi nell’affrontare una fase del genere non avendo una posizione di partito sulla riforma delle legge elettorale e avendo posizioni del tutto generiche sul resto.

- Se B. dovesse cadere e si andasse invece ad elezioni anticipate in tempi relativamente brevi, saremmo nelle peste perché il discorso delle alleanze è stato gestito fino ad adesso in modo maldestro e le proposte del PD per affrontare la gravità della crisi sono insufficienti e poco leggibili.

Quale sarà la prossima corda ? La previsione è facile : l’impasse acuirà le tensioni interne che ben presto potrebbero sfociare in una lotta fratricida, un bel tutti contro tutti. Ci saranno degli abbandoni ed infine potrebbe crearsi una spaccatura tra una sedicente ala sinistrorsa che si ricongiunge con Vendola e l’ala destrorsa che si fa attirare dalla sirena terzopolista.  In pochi se lo ricordano ma nel 2008 D’Alema disse : «Nichi Vendola è l' unico in grado di rilanciare un'idea di sinistra in chiave moderna, gli altri mi sembrano troppo disorientati ».  Massimo il Pessimo è capacissimo di fare una capriola e stringere la mano a Nichi come se nulla fosse : potrebbe portare in dote un 15% di PD, magari Nichi ci mette un 7% di SEL ed ecco che abbiamo un nuovo partito, il PISEL, il rosa pallido diventa rosso scolorito ed è fatta, si ritorna al 22%, più o meno come adesso. E’ il principio della realpolitik : «cambiare tutto per non cambiare niente» e rimanere in sella.

Anche Uòlter vuole rimanere in sella, ha già fissato la data per accendere la miccia e far esplodere la baracca : 15 gennaio 2011.

POLITICA
9 novembre 2010
Il patto del bunga-bunga

Le elezioni non sono vicine, nessuno le vuole e non si possono fare adesso, B. è in una strettoia per alcune scadenze ravvicinate ( approvazione in Parlamento della legge di stabilità e della legge di bilancio e sentenza della Consulta prevista per il 14 dicembre ) e si convincerà presto a fare un B. bis, proveranno a fare un accordo per cloroformizzare il quadro politico :

Dimissioni di B. e di  Fini

Garanzia del reincarico per B. in cambio dell’entrata nel governo di Casini

Federalismo in cambio di legge elettorale

Moooolte poltrone per tutti

Il salvacondotto per B. sarà il sigillo di questo patto del bunga-bunga


P.S. Fini non entrerà nel Governo, vuole avere le mani libere


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permalink | inviato da torquemada58 il 9/11/2010 alle 14:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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