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POLITICA
29 marzo 2011
Gli amici dei suoi amici sono anche suoi amici ?/2
Marcello Dell'Utri nasce a Palermo l'11 settembre 1941 e Stefano Bontate nasce a Palermo il 23 aprile 1943. Chi sia Marcello Dell'Utri lo sanno ormai tutti mentre Stefano Bontate è una figura meno nota al grande pubblico ma per chi si occupa di storie di Mafia è un personaggio di primissimo piano perché all'inizio degli anni settanta è stato con Luciano Liggio e Gaetano Badalamenti uno dei capi di Cosa Nostra.

Non sono però in molti quelli che hanno fatto caso ad una singolare coincidenza : Marcello Dell'Utri e Stefano Bontate sul finire degli anni '50 hanno studiato entrambi al prestigioso Liceo Gonzaga di Palermo, scuola di gesuiti, forse hanno fatto conoscenza e amicizia nei corridoi del liceo.

Dopo pochi anni la scena cambia, siamo a Milano, primi anni '60, Marcello Dell' Utri incontra nell'androne della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano un giovane di qualche anno più grande che gli cambierà la vita, è un tale che vende gli appunti delle lezioni per mettere insieme i dané e che ha progetti ambiziosi : il nuovo amico di Marcello Dell'Utri si chiama Silvio Berlusconi.

Dopo una decina di anni siamo ancora a Milano e le cronache ci dicono che i tre , Marcello Dell'Utri, Stefano Bontate e Silvio Berlusconi si ritrovano un giorno tutti insieme, per la precisione si incontrano in un periodo compreso tra il 16 e il 29 maggio 1974, lo racconta Francesco Di Carlo, boss di Altofonte, ai sostituti procuratori di Palermo Gioacchino Natoli, Domenico Gozo e Vittorio Teresi in data 31 luglio 1996 :

"Incontrai nuovamente Marcello Dell' Utri a Milano in un' altra occasione. Ciò avvenne qualche mese dopo il primo incontro e, se mal non ricordo, eravamo alla metà degli Anni Settanta. Non appena arrivato a Milano io mi recai in via Larga presso un ufficio della disponibilità di Ugo Martello... subito dopo l' incontro in via Larga andammo a pranzare insieme io, Gaetano Cinà, Nino Grado, Mimmo Teresi e Stefano Bontate. Ricordo in particolare che il Teresi, il Bontate e il Cinà erano particolarmente eleganti e, a mia domanda, specificarono che dovevano incontrare un grosso industriale milanese, amico di Gaetano Cinà e Marcello Dell' Utri. Mi chiesero, in quella occasione, di andare con loro e io accettai di buon grado. Ci recammo quindi in un ufficio non molto distante dal centro di Milano dove ci accolse Marcello Dell' Utri...un ufficio che non so se fosse il suo...dopo circa quindici minuti, venne Silvio Berlusconi... " :

L'episodio è rievocato compiutamente negli atti del processo Dell’Utri : “Di Carlo riferisce di aver partecipato personalmente ad un incontro a Milano, in Foro Bonaparte, sede della Edilnord di Berlusconi. Incontro cui parteciparono anche Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Marcello Dell’Utri e Gaetano Cinà. Di Carlo: Siamo entrati e a venirci incontro è stato proprio Marcello Dell’Utri, che io conoscevo. E’ una persona bassina. Ci ha salutati, una stretta di mano, con Tanino (Cinà, ex medico di Totò Riina, condannato a nove anni assieme a Dell’Utri per mafia) si è baciato, con gli altri si, con me no. Tra di loro si davano del tu. Siamo entrati in una grande stanza e c’era una scrivania. C’era qualche divano per sedersi, delle sedie. Ci siamo seduti là. Dopo un quarto d’ora è spuntato questo signore sui 30 anni, 30 e rotti anni, e ci hanno presentato il dottore Berlusconi…”. Pm: “Ricorda chi faceva le presentazioni?”. Di Carlo: “Dell’Utri, ma Berlusconi conosceva già Gaetano Cinà”. […] Dell’Utri era con un vestito blu, giacca e cravatta. Il dottore Berlusconi non era quello di adesso, senza capelli. Aveva i capelli, era un castano chiaro, aveva una camicia sotto e un maglioncino a girocollo e un jeans, un pantalone sportivo comunque. Abbiamo scherzato di questo con Bontate e Teresi dopo. Ovvero il fatto che abbiamo passato un'ora a prepararci, come le donne quando si truccano, e quello è venuto in jeans e maglioncino” . Dopo i convenevoli, si passa al tema dell’incontro. Racconta Di Carlo: “Sono andati nel discorso della garanzia perché Berlusconi era preoccupato. […] Stefano Bontate gli fece raccontare la situazione. Lui disse che aveva dei bambini, dei familiari, che non stava tranquillo, che avrebbe voluto una garanzia. Berlusconi disse: “Marcello mi ha detto che lei è una persona che può garantirmi questo ed altro”. Allora Stefano, modesto, rispose: “No, io sa… però lei può stare tranquillo, se lo dico io può stare tranquillo. Lei avrà persone molto vicine, che qualsiasi cosa chiede sarà fatta. Poi ha Marcello qua vicino e per qualsiasi cosa si rivolga a lui”. Disse che oltre a Marcello gli mandava qualcuno, una persona molto vicina a loro. Disse: “In ogni caso Marcello può garantire perché è una persona molto vicina a noialtri”. Pm: “Poi avete discusso della persona fidata da mandare a Berlusconi?”. Di Carlo “Non mi ricordo se già c’era andato Mangano. Quando ne parlammo Teresi disse: “Ma c’è già Vittorio, perché questo Vittorio è amico di Dell’Utri. Per quello che deve fare va bene Mangano, perché in Cosa Nostra non è la presenza che conta, c’è Cosa Nostra che protegge, basta che si sappia che uno è protetto da Cosa Nostra e può stare tranquillo”. Poi Bontate chiede a Berlusconi il motivo per il quale non venga ad investire in Sicilia, e il futuro premier risponde: “Ma come, con i meridionali e i siciliani (in quegli anni a Milano erano siciliani e calabresi protagonisti dei sequestri) ho problemi e debbo venire là?”. Di Carlo conclude: “Berlusconi alla fine ci ha detto che era pure a disposizione per qualsiasi cosa. E “a disposizione” non so se per i milanesi abbia un senso differente che per i siciliani – perché noialtri, quando ci dicono “a disposizione”, in Cosa Nostra, si deve essere disponibili a tutto».



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POLITICA
19 marzo 2011
La riforma della Giustizia/6
Berlusconi: «Contro il partito dei giudici cambierò la Costituzione».
















© Edoardo Baraldi
POLITICA
27 novembre 2010
La Piovra e la Biscia/2 - Una cavalla di nome Epoca. Quinta parte

Quello che comunque emerge da tutto questo groviglio , dopo un’analisi stringente della struttura della conversazione intercettata il 14 febbraio 1980, è che l’interpretazione su cui si basa la linea di difesa del Dell’Utri secondo quanto sostenuto nel corso del suo interrogatorio pre-dibattimentale del 26 giugno 1996  non è per niente plausibile e meno che mai è plausibile la dichiarazione all’udienza del 29 novembre 2004 nella quale il Dell’Utri riassume in modo del tutto fantasioso i temi della telefonata, di fatto la linea di difesa del Dell’Utri  è insostenibile : in nessun luogo della telefonata  si allude a quanto sostenuto dal Dell’Utri ovvero che  « il  MANGANO voleva vendere il cavallo a BERLUSCONI, non voleva venderlo a me anche perchè io in quel periodo ero sostanzialmente senza lavoro. MANGANO si rivolgeva a me perchè facessi da intermediario con BERLUSCONI ».

Il fatto è che il Mangano invita il Dell’Utri a rivolgersi a Silvio per i piccioli solo dopo che il Dell’Utri gli ribadisce di essere in difficoltà e a corto di liquidi, anzi il Mangano in prima battuta si stupisce che il Dell’Utri non abbia disponibilità di piccioli e insiste MANGANO -Ne hai tanti di soldi. Non buttatevi indietro e solo dopo gli dice MANGANO -Vada dal suo principale! Silvio!  E’ quindi del tutto illogico ritenere che Silvio fosse il destinatario di una presunta vendita di un cavallo vero. E poi questa parte del dialogo potrebbe anche essere stata condotta sul filo di uno sfottìo reciproco, in realtà i piccioli non sembrano essere un fattore determinante, ad un certo punto il Mangano chiede semplicemente la conferma sulla fattibilità dell’affare, a prescindere : « -Ah, va beh, si che si può fare? ».

Anche l’idea che il Dell’Utri sia il mediatore dell’affare è peregrina, è il Mangano semmai che nel contesto della telefonata sembra assumere il ruolo del mediatore e non viceversa, la struttura del dialogo tra i due sembra suggerire un ruolo attivo del Mangano nel procacciare o nel voler portare a termine un affare :« è ora che la sbrogliamo ‘sta cosa».  L’affare è in primis tra il Dell’Utri e il Mangano.

Se poi consideriamo la sequenza anzitutto un affare  :  il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo  come un tutt’uno lineare, allora l’ipotesi che in gioco ci sia una trattativa per la vendita di un cavallo decade quasi del tutto, bisognerebbe  ipotizzare che il Mangano si sia riferito ad un secondo tentativo di vendita.

In realtà è più semplice pensare che si tratti di un secondo affare tra i due, la locuzione per il suo cavallo  allude a qualcosa o a qualcuno, l’allusione per il Dell’Utri è chiara, la capisce al volo.

E poi suo di chi ? Perché il Mangano dice suo invece di dire mio ? E’ un suo che denota possesso o indica l’interesse dell’interlocutore nei confronti dell’affare ? Se quel suo indica possesso vuol dire che il Mangano sta trattando un cavallo che non è il suo ma è del Dell’Utri o di altri ma questo contrasterebbe con la versione data dal Dell’Utri secondo cui il cavallo è del Mangano, se invece con quel suo  il Mangano vuole sottolineare un interesse pregresso o una conoscenza che il Dell’Utri avrebbe avuto nei confronti dell’affare, quel suo potrebbe essere una sorta di idiomatismo per dire quel cavallo a cui tiene tanto oppure quel cavallo di cui si è già detto,  anche in questo caso ci sarebbe comunque di nuovo un contrasto con la versione  del Dell’Utri che descrive se stesso come parte del tutto passiva e mai attiva nella trattativa in corso. Questo uso del suo tende in verità a collegarsi logicamente con il secondo affare  e quindi ad escludere un’allusione riferibile a un vero cavallo.

Ma poi perché il Mangano usa il verbo trovare  e dice che ho trovato per il suo cavallo  ?  Perché dovrebbe trovare una cosa che è già sua ? In altre intercettazioni è sempre piuttosto diretto quando deve piazzare la sua merce, perché in questo caso finisce per usare una formula del tutto contorta ?

Perché la cavalla di nome Epoca non viene mai nominata ? Eppure il Dell’Utri intuisce al volo di quale “cavallo” si sta parlando, vuol dire che ne avevano già parlato, forse per questo motivo il Mangano dice suo, per intendere il "cavallo" di cui si era parlato. Ma se davvero « il  MANGANO voleva vendere il cavallo a BERLUSCONI», perché allora il Dell’Utri non risponde subito :   « Quello non sgancia( n’sura), manco se» visto che capisce all'istante dove il Mangano vuole andare a parare ? Evidentemente non è la vendita della cavalla Epoca a Berlusconi l'argomento della telefonata.


Comunque sia, il fatto è che la versione del Dell’Utri non collima con le logiche che emergono dall’analisi testuale :

1 - se consideriamo l’insieme delle frasi  anzitutto un affare  : il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo come un tutto omogeneo, diventa difficile credere che si parlasse di una seconda trattativa per un cavallo cavallo

2 - l’uso del verbo trovare costituisce un’anomalia se quello che si vuole vendere è già posseduto

3 - la presenza del suo determina una serie di contraddizioni con lo spirito e la lettera della versione del Dell’Utri

4 - il termine cavallo può essere contestualizzato in molti modi ma l’insieme degli elementi in gioco porta a credere che la conversazione non avesse un vero cavallo come  argomento.

5 - la dinamica del dialogo suggerisce per Mangano il ruolo di mediatore o di figura di raccordo e per Silvio il ruolo di eventuale prestatore di piccioli, non quello di acquirente e suggerisce inoltre che i due stessero utilizzando un codice comune per indicare un secondo affare da concludere a vantaggio di qualcosa e di qualcuno indicato con per il suo cavallo.

 

E’ curioso notare come anche in un passaggio nella sentenza di primo grado sia sottolineata in modo abbastanza evidente la debolezza di fondo della linea difensiva del Dell’Utri :

Per quanto riguarda poi l’argomento oggetto della conversazione telefonica del 14 febbraio 1980, appare chiaro che l’ “affare” di cui si trattava, in relazione al quale non veniva chiesto alcun chiarimento, segno evidente che entrambi ben sapevano di cosa si trattasse, era proposto direttamente da Mangano a Dell’Utri, il quale, infatti, pur dimostrandosi ben disponibile, dichiarava di non potere accettare per mancanza di denaro e rispondeva immediatamente “ per questo dobbiamo trovare i soldi”, “sono veramente in condizioni di estremo bisogno”. Quindi, il riferimento alla persona del “principale” di Dell’Utri, cioè Silvio Berlusoni (malgrado in quel periodo l’imputato non avesse con lo stesso rapporti di tipo lavorativo e malgrado non abitasse più ad Arcore), è fatto solo per indicare una persona che avrebbe potuto favorirlo. I due interlocutori terminano la conversazione fissando un appuntamento presso il Mangano ad un indirizzo che Dell’Utri già conosce bene, tanto da non avere bisogno di ulteriori indicazioni ( “al solito, in via Moneta).Il significato da attribuire alle espressioni utilizzate dai due interlocutori rende ininfluente la produzione documentale offerta dalla difesa dell’imputato, costituita da una scrittura privata, apparentemente risalente al 1974 (priva, però, di qualsiasi data certa) e asseritamente ritrovata solo di recente nella biblioteca di villa Casati, concernente l’acquisto da parte del Mangano di una cavalla purosangue da potere di tal Pepito Garcia.

ma poi nel corso del dibattimento gli aspetti claudicanti della versione fornita dal Dell’Utri non vengono evidenziati e non vengono approfonditi, si preferisce glissare :

E’ opportuno chiarire subito che questa conversazione, pur avendo ad oggetto il riferimento a “cavalli”, termine criptico usato dal Mangano nelle conversazioni  telefoniche per riferirsi agli stupefacenti che trafficava, non presenta un significato chiaramente afferente ai traffici illeciti nei quali il Mangano era in quel periodo coinvolto e costituisce il solo contatto evidenziato, nel corso di quelle indagini, tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori.

Forse si è ritenuto inutile in sede di dibattimento processuale approfondire ogni singola circostanza e puntualizzare le discrasie che sono presenti nella telefonata del 14 febbraio e si è ritenuto invece più efficace provare nei suoi termini generali la contiguità e la complicità dell’imputato con le attività della associazione di tipo mafioso denominata “Cosa Nostra” ? Mah…

Curioso è anche l’atteggiamento del Mangano in sede di dibattimento processuale :  da una parte egli conferma l’esistenza della cavalla Epoca e sottolinea con prontezza che «Epoca non è droga » ma dall’altro canto dichiara di non ricordarsi della telefonata in oggetto.  Perché è così pronto a dire che «Epoca non è droga »  e poi non ricorda una trattativa di vendita riguardante proprio la cavalla in questione ?

In estrema sintesi : le discrasie sono veramente troppe e rendono la versione del Dell’Utri inconsistente sul piano dell'analisi logica.

Quindi,  al di là delle ipotesi interpretative più o meno ragionevoli che si possono mettere in gioco per contestualizzare il vero significato della telefonata del 14 febbraio 1980,  rimangono alcuni dubbi di fondo : perché  in merito alla telefonata del 14 febbraio 1980 il Dell’Utri si è sempre avvalso di una linea giustificativa che alla luce di quanto si è visto poggia sul vuoto ?  Perché in sede investigativa e processuale non si è riusciti a smontare una linea difensiva inconsistente ?

Fine


 

 

26 novembre 2010
La Piovra e la Biscia/2 - Una cavalla di nome Epoca. Quarta parte

Riassumendo, le principali ipotesi interpretative sono sostanzialmente tre  :

1 - In via del tutto ipotetica si potrebbe sostenere che il Mangano nel dire
che ho trovato per il suo cavallo  si riferisca ad una partita di droga in mano a o gestita dal Dell’Utri stesso e che quindi il senso delle frase sia ho trovato da vendere o da sistemare la partita di droga di cui mi aveva detto e che in tal senso il Mangano si aspettasse una provvigione per l’affare ma questa ipotesi è probabilmente inconsistente, non solo «la telefonata in questione costituisce il solo contatto evidenziato, nel corso di quelle indagini, tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori» ma in effetti, nonostante le amicizie pericolose  - due mesi dopo,  il 19 aprile 1980, Dell’Utri partecipa a Londra alle nozze di un altro narcotrafficante, Jimmy Fauci  non ci sono mai stati finora riscontri concreti su questo fronte, è il dell’Utri stesso a ricordare che : « L’intercettazione telefonica fatta per fatti di Mangano, naturalmente coinvolge anche me, per cui mi fanno una perquisizione in casa, proprio qualche giorno dopo, allora abitavo in via Chiaravalle, nello stesso palazzo di Rapisarda e ricevo anche lì un avviso di garanzia o qualcosa. Vado a parlare con il Giudice Isnardi a Milano, al quale spiego come sono avvenute le cose, spiego il contenuto della telefonata, chiarissimo, non avevo… mi porto anche, mi pare, il certificato della cavalla Epoca, cioè era proprio tutto talmente chiaro, per cui il Giudice Isnardi archivia questo provvedimento senza che ci siano problemi di sorta, come non potevano essercene ».

Pizza Connection è il nome di una indagine sul traffico di droga tra Italia e Stati Uniti iniziata il 12 luglio 1979 e nella quale si dice che compaia il nome di Silvio Berlusconi ma il sostituto procuratore di Roma Aurelio Galasso, che condusse a suo tempo il troncone italiano dell'inchiesta sulla Pizza Connection, ha escluso in seguito che il nome di Silvio Berlusconi sia mai finito tra quello delle persone indagate. Nel 1983 la Guardia di Finanza, nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di droga,  metterà  sotto controllo anche i telefoni di Berlusconi :  «È stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane. Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo...».  L’indagine fu archiviata nel 1991.

2 - Sempre lavorando nel campo delle ipotesi, si potrebbe sostenere che il Mangano nel dire che ho trovato per il suo cavallo  si riferisse a un vero cavallo e volesse dire che ho trovato [una sistemazione o una soluzione]  per il suo cavallo [ quello del  Dell’Utri o quello di altra persona  ]  oppure ho trovato da vendere il suo cavallo [ quello del Dell’Utri o di altra persona ] e che in tal senso si aspettasse una provvigione per l’affare o per il favore ma questa ipotesi non è stata presa in considerazione nella linea difensiva del Dell’Utri stesso e quindi va scartata a priori. Eppure sul piano logico poteva essere questa l’ipotesi più facile da sostenere, perché non è stata presa in considerazione ?

3 - Se invece prendessimo la frase intera Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo  e la legassimo all’anzitutto un affare  che la precede, l’insieme che ne risulterebbe sarebbe anzitutto un affare  : il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo  e allora ci potrebbe essere un’altra ipotesi interpretativa più precisa : se leggiamo l’insieme nella sua consecutio naturale e quindi prendessimo il significato della locuzione  il secondo affare alla lettera, saremmo appunto in presenza di un secondo affare tra i due, è per questo che il Dell’Utri capisce al volo l’allusione del Mangano, diventa evidente che in questo caso il "cavallo" non può essere un cavallo vero ma è un codice che indica qualcosa o qualcuno, i due alludono ad affari comuni pregressi e per il suo cavallo  potrebbe indicare il genere di affare che sta per essere ripetuto o meglio ancora una terza persona coinvolta nel giro, per il suo cavallo  potrebbe indicare allusivamente una persona incaricata di fare qualcosa oppure una persona che ha interesse nell’affare, di sicuro non si tratta di un cavallo vero.

Insomma, c’è una questione da risolvere di cui il Mangano è il mediatore  o comunque una figura di raccordo, per il suo cavallo  indica una persona da coinvolgere in un prossimo affare importante, i problemi finanziari del Dell’Utri sembrano essere al momento un fattore marginale,  sembrerebbe invece fondamentale vedersi per discutere di una faccenda. Chi ci è invischiato ?  Cosa c’è in ballo ?


Il 1980 è un anno piuttosto particolare per Dell’Utri : nel 1977, dopo aver lasciato Berlusconi,  il Dell’Utri era entrato nel giro del duo
Alamia-Rapisarda,  ma proprio nel gennaio del 1980 la Bresciano fallisce, nella telefonata del 14 febbraio il Dell’Utri ne parla brevemente [DELL’UTRI-La società falluta, è venuto il Tribunale, curatori sigilli, eccetera, ed hanno chiuso, tutto … e quindi sono in mezzo ad una strada], è un momento in apparenza difficile, tra l’altro nella telefonata intercettata del 14 febbraio 1980 c’è un curioso particolare, il Dell’Utri dice al Mangano : Ho dovuto pagare per mio fratello soltanto otto milioni solo per la perizia contabile, in seguito i due fratelli Dell’Utri verranno denunciati dal Rapisarda per una distrazione di 8 milioni a proprio favore.

Ma l’apparenza potrebbe ingannare: proprio il Rapisarda, anni dopo, ricorderà nei seguenti termini il suo rapporto con il Dell’ Utri:  

«Tra il dicembre del 1978 e il gennaio del 1979, mentre stavo tornando dallo studio del notaio Sessa, incontrai, non lontano dalla sede dell’Edilnord, Stefano Bontate e Mimmo Teresi, i quali mi invitarono a prendere un caffè con loro in un bar di piazza Castello. Teresi e Bontate mi dissero che dovevano andare da Marcello Dell’Utri, il quale aveva loro proposto di entrare nella società televisiva che di lì a poco Silvio Berlusconi avrebbe costituito. Teresi mi disse che occorrevano dieci miliardi e, tra il serio e lo scherzoso, mi domandò se per me quello era un buon affare. Io ci rimasi male, anche se non feci trasparire nulla. Dell’Utri in quel periodo lavorava formalmente solo per me. Nel 1977, con lui al mio fianco, avevo aperto Milano Tele Nord, la prima tv privata della città, e avevo anche firmato un contratto con due consulenti che ci avevano insegnato tutto sul sistema pubblicitario... Il discorso di Teresi mi diede dunque la prova di quello che già sospettavo: Dell’Utri faceva la spia per Berlusconi».

Secondo il Rapisarda : Dell’Utri faceva la spia per Berlusconi»  e anche Stefano  Bontate,  ai quei tempi ancora vivo,  parlava del Dell’Utri come di un  imbrugghiunazzu (imbroglione ). Insomma, il Dell’Utri stava con il Rapisarda ma forse lavorava per Silvio ? Silvio è sempre rimasto il principale di Dell’Utri ? Mangano lo dice  : «Vada dal suo principale! Silvio! »

Sul finire del 1979 le società del Rapisarda sono in grave crisi mentre sull’altro fronte le attività fervono :

 - A Milano il 3 ottobre 1979 nasce Publitalia 80 SpA

 - Il 4 ottobre 1979 tramite una piccola Srl di nome Ponte arrivano 11 miliardi alle Holding 7-17 sotto  forma di prestito obbligazionario.  I soldi partono dalla Ponte srl, passano per Saf, Holding 7-17, Fininvest,  Italiana Centro Ingrosso srl, e con cinque giroconti ritornano alla Ponte. Il rappresentante della Srl è un certo Enrico Porrà, un invalido di 75 anni colpito da ictus.

 - il 19 ottobre 1979 viene costituita la Palina Srl, l’amministratore è sempre il solito Porrà.  L’attività della Palina Srl è un mistero, la contabilità è inesistente, secondo alcune ricostruzioni il 28 novembre 1979  la Palina Srl acquisisce per un controvalore  di 1.7 miliardi di lire le 800 mila azioni della Cantieri Riuniti Milanesi, società amministrata da Marcello Dell’Utri, che la marchesina Anna Maria Casati Stampa aveva ricevuto in permuta per Villa San Martino e le proprietà terriere nei comuni di Usmate e Cusago. Il 14 dicembre 1979 la Palina fa girare sul suo conto corrente acceso presso la sede milanese della Popolare di Abbiategrasso, ben 27,68 miliardi che verranno poi bonificati alla SAF, che a sua volta li gira alle Holding italiane, le quali rigirano la somma sui conti Fininvest e quest’ultima la passa alla Milano 3 Srl  che compra per 27,68 miliardi le 800 mila azioni della Cantieri Riuniti Milanesi derivanti dalla transazione Casati Stampa e altre 1.200.000 della CRM accumulate non si sa come generando nel giro di poche settimane una clamorosa plusvalenza virtuale.

 - il 1° novembre 1979 è il giorno in cui un tale di nome Adriano Galliani incontra Silvio Berlusconi ad Arcore  e gli spiega  come sviluppare le televisioni private attraverso  la moltiplicazione dei ripetitori del segnale televisivo per tutta la penisola. Il Galliani cede il 50% della sua società "Elettronica Industriale" allo stesso Berlusconi e poi parte per un tour di acquisizioni. Per puro caso il tour comincia in Sicilia con acquisizioni  e accordi con le  TV locali come Tvr e Retesicilia, Sicilia Televisiva Spa, Siciltele e Trinacria Tv ecc. ecc.

 - il 12 novembre 1979 viene registrato a Milano il marchio di proprietà Fininvest  Canale 5”.

 - tra il 24 ed il 31 dicembre 1979 la Fininvest riceve  25 miliardi dalle Holding

Insomma, c’è molta carne al fuoco durante gli ultimi mesi del 1979 e anche i primi mesi del 1980 non sono da meno : poche settimane dopo la telefonata del Mangano al Dell’Utri, a Roma si ritrovano Carboni, Comincioli e Berlusconi. Nel  “memoriale Pellicani” messo a verbale dalla Commissione Parlamentare d’ Inchiesta sulla P2 si legge : “A metà marzo 1980, al Grand Hotel di Roma, si incontrano Carboni, Comincioli e Berlusconi. Dalla riunione scaturisce l’iniziativa di ‘Olbia 2’: prevedeva un primo investimento di 7 miliardi… Si programma una visita in Sardegna. Il viaggio avviene verso la fine di marzo, ci accompagnano Silvio Berlusconi, Fedele Confalonieri [e altri, ndr]. Il 30 marzo arriva il primo finanziamento. Berlusconi versa un miliardo di lire.[…]

Sono gli anni in cui la mafia siciliana decide di reinvestire il denaro sporco in Sardegna : in prima fila ci sono Pippo Calò, capo della famiglia mafiosa di Porta Nuova e un certo Flavio Carboni, appunto.

Angelo Siino, figura di primo piano delle cosche tanto da essere chiamato il Ministro dei Lavori Pubblici di Cosa Nostra, in seguito collaboratore di giustizia, dirà : "Io so benissimo che Pippo Calò era in ottimi rapporti con Flavio Carboni". Lo confermerà anche Gaspare Mutolo: "In quel periodo c’era in Sardegna il Pippo Calò con questo Flavio Carboni ed altri personaggi, come Faldetta ecc..., che raccoglievano soldi". 

Mangano è un uomo di Pippo Calò, vuoi vedere che Olbia 2 è il secondo affare di cui parlava il Mangano al Dell’Utri nella telefonata intercettata del 14 febbraio ? Magari il Dell’Utri ha sempre lavorato per Silvio anche quando voleva far credere di lavorare per il Rapisarda. E se davvero fosse Silvio il “cavallo” di cui parla Mangano ?

Già, il Mangano. Secondo il camorrista Pietro Cozzolino,  Mangano si occupava di piazzare su Milano i soldi sporchi :  «... nel 1979 sorse il problema di come investire 70 miliardi del traffico di droga, io e mio fratello Riccardo li affidammo ai palermitani... decidendo che i miliardi sarebbero stati affidati a Vittorio Mangano e Marcello Dell' Utri...».

Mangano smentirà  : « [ Cozzolino ]  su Dell'Utri dice cretinate enormi, come la storia del 70 miliardi consegnati a me e a Dell'Utri perche' fossero riciclati».


Eppure sul Mangano come riciclatore di denaro sporco riferirà in seguito anche Gaspare Mutolo :  «Mentre eravamo in carcere assieme, Vittorio Mangano mi disse che alcune somme provenienti da Pippo Calò, Salvatore Riina, Ugo Martello e Pippo Bono erano state investite a Milano da parte di Dell’Utri, che veniva considerato una persona seria, cioè affidabile ai fini della nostra organizzazione. Sempre Mangano mi disse che in passato Dell’Utri era stato vicino a Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti».

Sul conto corrente n° 6861 acceso da Antonio Virgilio presso la Rasini transitano, tra il 28 febbraio 1980 e il 31 maggio 1982, operazioni per circa 50 miliardi di lire. E’ inutile dire che Antonio  Virgilio è amico di Vitttorio Mangano e che verrà arrestato in seguito nel contesto dell’”Operazione San Valentino” . I beni del Virgilio erano gestiti dalla Par.Ma.Fid. , la stessa fiduciaria alla quale erano intestate  – secondo quanto riferisce Max Parisi nel 1998 durante la campagna di stampa della Lega contro il Mafioso di Arcore - importanti quote di diverse delle 22 Holding che detenevano il capitale Finivest.

Laconico il rapporto della Criminalpol dell’epoca :  "L'aver accertato attraverso la citata intercettazione telefonica il "contatto" tra il Mangano Vittorio, di cui è bene ricordare sempre la sua particolare pericolosità criminale, e il Dell'Utri Marcello, ne consegue necessariamente che anche la Inim spa e la Raca spa, operanti in Milano, sono società commerciali gestite anch'esse dalla Mafia e di cui la Mafia si serve per riciclare il denaro sporco provento di illeciti".

Magari il “cavallo” di cui parla il Mangano nella telefonata del 14 febbraio è uno “spallone” o forse è un “prestanome”, figura questa di una rilevanza nel carosello degli affari di quegli anni oppure potrebbe essere il solito Silvio.



© Edoardo Baraldi

(continua)


POLITICA
25 novembre 2010
La Piovra e la Biscia/2 - Una cavalla di nome Epoca. Terza parte

Commentiamo adesso la telefonata passo per passo :

MANGANO- Buonasera, il dottor DEL LUPI?

L’esordio è curioso : Mangano domanda  Buonasera, il dottor DEL LUPI ? Travaglio sostiene che si tratti di un errore di trascrizione delle Polizia invece non è così, si tratta con ogni probabilità di un lapsus linguae del Mangano,  in almeno un’occasione Giovanni Ingrassia , un sodale del Mangano , chiama l'utenza 039/617051 e parla con il capo.  L'utenza risultava  intestata  a Legaluppi  Edilio Trattoria Pensione di Arcore,  la pensione è ancora in attività, evidentemente il Mangano vi dimorava di tanto in tanto e nel telefonare al Dell’Utri ha confuso i cognomi, ha legato LEGALUPPI con DELL’UTRI ed è venuto fuori DEL LUPI.

Nonostante l'errore, il Dell’Utri riconosce subito il Mangano dalla voce e affabilmente dice  DELL’UTRI-Oh, caro Mister! il Mangano invece è un po’ nervosetto MANGANO-Minchia! Sempre occupato ‘sto telefono! Forse stava provando a chiamare da qualche minuto. Il Dell’Utri spiega la situazione  DELL’UTRI-Si, e per forza. Perché senza ufficio, questa è diventata casa, ufficio, tutte cose. E il Mangano quasi si scusa di essere stato un po’ brusco MANGANO-Ah, l’appartamento, lì è ?  DELL’UTRI-Si, a casa.  MANGANO-Perbacco, allora mi dispiace averlo disturbato! Ma il Dell’Utri lo tranquillizza subito, nessun disturbo DELL’UTRI-Chi mi disturba? Io stavo lavorando qua, per cui … Dov’è, dov’è ? Il Mangano risponde MANGANO-Sono in albergo. Ha telefonato Tony Tarantino?  Si tratta proprio di quel Tony Tarantino che secondo il Mangano, come dirà al processo,  con il Dell’Utri « non c’entra niente proprio» . Il Dell’Utri  risponde DELL’UTRI-Mah, ieri c’ho parlato. Avevo telefonato io, però. E’ il Dell’Utri che lo ha chiamato . E il Mangano ribatte MANGANO-Oggi doveva telefonare per darci l’appuntamento per me. Il Dell’Utri conferma che il Tarantino gli aveva detto che avrebbe telefonato l’indomani alle 4 per fissare un appuntamento con il Dell’Utri per conto del Mangano ma evidentemente il Dell’Utri lo aveva preceduto DELL’UTRI-Esatto, mi disse che alle quattro mi chiamava. Il Mangano rimane un po’ interdetto  MANGANO-Alle 4. Io invece, siccome forse lui deve andare fuori, comunque …evidentemente il Tarantino è un tipo inaffidabile, il Dell’Utri fa il sornione DELL’UTRI-Eh, eh e il Mangano passa al sodo MANGANO-Eh, ci dobbiamo vedere? Il Dell’Utri si rende disponibile DELL’UTRI-Come no ? Con tanto piacere! E ora siamo al passaggio chiave, il Mangano se lo prepara con cura  MANGANO-perché io le devo parlare di una cosa … Mangano prova  a creare un’aspettativa nel suo interlocutore  DELL’UTRI- Benissimo  il Dell’Utri sta al gioco  MANGANO- Anzitutto un affare  Il Mangano insiste nel preparare l’attesa  DELL’UTRI-Eh beh, questi sono bei discorsi il Dell’Utri gigioneggia e continua  ad assecondare il Mangano, ma ora siamo arrivati al momento clou :   

MANGANO -Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo …

Il Mangano si esprime con un linguaggio fortemente allusivo, di difficile interpretazione per noi ma i due si capiscono al volo, il Dell'Utri non avrà esitazioni nel rispondere a tono : la locuzione il secondo affare  potrebbe legarsi all’anzitutto un affare precedente e quindi stare per in secondo luogo , ho trovato potrebbe alludere a un sottinteso , un affare in corso, una soluzione per un problema di cui entrambi sono al corrente oppure un qualcosa di cui sono entrambi a conoscenza,  per il suo cavallo potrebbe riferirsi ad una persona che eventualmente potrebbe beneficiare dell’affare o della soluzione che potrebbe prospettarsi,  per cavallo si potrebbe anche sottintendere una persona favorita, sponsorizzata , manipolata o pilotata dal Dell’Utri oppure una terza persona coinvolta oppure più genericamente un affare importante o un investimento, l’intera espressione che ho trovato per il suo cavallo  potrebbe essere un modo per alludere ad un affare in corso o a una questione pendente di cui sanno entrambi.  

Naturalmente tutta la quaestio nasce nel momento in cui il Mangano pronuncia la parola “cavallo” . Circa tre mesi dopo la telefonata, il 5 maggio 1980, il Mangano verrà arrestato da Giovanni Falcone per traffico internazionale di droga e resterà in carcere per 11 anni. Borsellino, proprio nell’intervista del 1992,  pur non riferendosi esplicitamente alla telefonata intercorsa tra il Mangano e il Dell’Utri, confermerà che «quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga».

«Sì – dirà Borsellino - tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta a dibattimento tant’è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga».

Che l’uso del termine “cavallo” possa in qualche modo alludere a una partita di droga è pacifico ma non è detto che questo sia avvenuto nel contesto della telefonata del 14 febbraio, ci sono alcuni elementi che contrastano con questa ipotesi di lettura : è da notare ad esempio che per quanto risulta dal processo Spatola nel quale il Mangano nel 1982 fu condannato per mafia, i codici usati nelle telefonate per indicare soldi o droga sono quasi sempre nomi al plurale : ogni qualvolta si parla di «documenti» e di «limonelli verdi» voleva dire che si chiedevano dollari, quando ci si riferisce alla droga si parla di  «gioielli»,  di «vitelli», di «cavalli», quasi sempre al plurale. Proprio il Mangano verrà intercettato con Rosario Inzerillo  mentre gli dice  «Ho dieci cavalli purosangue, 17milioni l'uno»,  quasi sempre al plurale, il singolare è inconsueto. Eppure proprio il Mangano viene intercettato mentre dice : «Io un vitello ce l'ho già, lo posso macellare» , quindi l’uso del codice in alcuni casi potrebbe valere anche al singolare, proprio come risulterebbe secondo alcuni anche nel dialogo con il Dell’Utri , ma è anche vero che potrebbe trattarsi di una coincidenza del tutto apparente e casuale perché in genere il Mangano è esplicito nel dire : «Ho dieci cavalli purosangue, 17milioni l'uno» oppure «Io un vitello ce l'ho già, lo posso macellare», non usa formule contorte come che ho trovato per il suo cavallo  . Va comunque considerato che i termini possono trovare un’allocazione diversa in relazione al contesto che fa da cornice per cui se il ruolo di Mangano non fosse stato quello del  venditore ma quello del semplice mediatore avrebbe avuto senso dire : ho trovato da piazzare il suo cavallo oppure ho trovato una soluzione per il suo cavallo.  Se questa variante fosse plausibile, si tratterebbe allora di verificare che cosa effettivamente si intendesse per “cavallo”.  Droga ? Non è detto. Bisogna considerare che «la telefonata in questione costituisce il solo contatto evidenziato, nel corso di quelle indagini, tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori». Non bisogna poi trascurare il fatto che il Mangano era un appassionato di ippica e che quindi il termine “cavallo” poteva essere un nome frequente nel suo gergo per indicare le cose più varie, non era necessariamente una parola in codice per indicare una partita di droga ma poteva avere un senso allusivo generico come quello presente ad esempio nelle espressioni  “cavallo vincente” , in tal caso con l’espressione per il suo cavallo  si poteva alludere ad una persona importante o ad un affare di un certo rilievo da curare per conto di qualcuno. Oppure per il suo cavallo potrebbe essere connesso implicitamente al senso generico dell’espressione “cambiare cavallo” indicando dunque una persona precisa, alludendo magari ad un vero “cambio di cavallo “, sono gli anni in cui il Dell’Utri ha lasciato Berlusconi per legarsi al Rapisarda. Non bisogna poi escludere una terza possibilità circa l'uso della parola "cavallo" ovvero l'idea del "cavallo" come pezzo nel gioco degli scacchi, in tal caso per  "cavallo" si potrebbe intendere il protagonista di un gioco più ampio, come se si trattasse di un pezzo che agisce su uno scacchiere. Proprio in quei giorni del febbraio 1980, due sodali del Mangano vengono intercettati mentre hanno il seguente colloquio : uno dei due chiede al suo interlocutore se ha letto l'articolo su Berlusconi, l'altro risponde di «No»  e poi aggiunge: «Porca puttana, ragazzi... è il massimo, no? Ma di fatti è la nostra prossima pedina... Perché, ti vergogni a dirlo?». "Cavallo" e "pedina", forse c'è una partita in corso, un incastro di affari da sistemare.

In parole povere l’intera espressione che ho trovato per il suo cavallo  potrebbe essere traslitterata nel modo seguente :  ho trovato la soluzione per quella persona di cui sappiamo oppure ho trovato il modo di risolvere il problema di cui si era parlato oppure mi son dato da fare per quella cosa e ormai ci siamo oppure ho trovato il modo per fare quell’affare importante.  Mangano sa di essere sotto osservazione, anche nel rapporto della Criminalpol si dice che il soggetto è “restio a parlare dal suo telefono di casa [perché] ha sempre la preoccupazione che sia tenuto sotto controllo" e quindi contano i sottintesi, le perifrasi, è tutto un gioco di allusioni, entrambi sanno a cosa si allude tant’è che sul finale della conversazione il Mangano dice E’ ora che la sbrogliamo ‘sta cosa. Questa è la chiusura del cerchio logico : che ho trovato per il suo cavallo  , è ora che la sbrogliamo ‘sta cosa.

La conversazione sembra dunque dipanarsi sulla base di un antefatto conosciuto da entrambi o in base ad un linguaggio convenzionale in uso ad entrambi, l’espressione suo cavallo  potrebbe benissimo riferirsi ad una persona o alludere ad un affare importante da concludere. Il Mangano e il Dell’Utri si riferiscono principalmente ad un affare in corso, una cosa importante da sbrogliare, forse la cosa potrebbe riguardare una persona nell’orbita del Dell’Utri.

Questa chiave di lettura verrebbe sostanzialmente confermata anche se si mettesse l’accento su il secondo affare e si legasse tutta la frase del Mangano all’anzitutto un affare  precedente, avremmo così un blocco unico, una sequenza precisa : anzitutto un affare  : il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo. In questo caso ci si riferisce ad un secondo tentativo di vendita per un vero cavallo ? Improbabile. E poi suo di chi ? In effetti di un secondo affare  si potrebbe trattare ma non a proposito di un vero cavallo,  per il suo cavallo potrebbe essere qualcuno coinvolto a vario titolo nelle faccende del Mangano e del Dell’Utri, una persona per la quale si vuole portare a compimento il secondo affare.


Quando nel passo successivo si parla di soldi,  la fraseologia in uso sembra sottendere che per l’interessamento alla questione al Mangano è dovuta una provvigione, una ricompensa  per il favore fatto, l’impressione è che sia in corso una mediazione  DELL’UTRI-Davvero? Ma per questo dobbiamo trovare i piccioli (i soldi, ndr). il Dell’Utri sembra piacevolmente sorpreso di quanto gli viene comunicato dal Mangano ma intuisce al volo che ci vogliono i piccioli per far contento anche il Mangano  il quale fa il finto modesto, la risposta del Mangano è quella di chi si aspetta di essere ricompensato per un favore fatto, non di chi vuole vendere qualcosa a qualcuno  MANGANO-Eh va bè, questo è niente  il Dell’Utri invece si vuole mostrare corretto, serio DELL’UTRI-No, questo è importante Ma il Mangano è sospettoso, il tono della voce del Dell’Utri non deve essere convincente o forse il dialogo tra i due continua secondo un gioco delle parti, si sfottono a vicenda, alla siciliana MANGANO-Perché? Non ce ne hai?  Dell’Utri ribatte con prontezza DELL’UTRI-Senza piccioli non se ne canta messa. Il Mangano non ci crede o fa finta di non crederci  MANGANO-Ne hai tanti di soldi. Non buttatevi indietro  Ma il Dell’Utri  ribadisce il concetto DELL’UTRI-No, non, non scherzo! Sono veramente in condizioni di estremo bisogno.  il Mangano un po’ a battuta e forse un po’ spazientito lo invita a rivolgersi a Silvio MANGANO-Vada dal suo principale! Silvio! Ma il Dell’Utri è di nuovo pronto a ribattere, secondo lui B. non sgancia  DELL’UTRI-Quello ‘n sura (non suda, non sgancia, ndr) manco se… il Mangano ha l'aria di rimanere interdetto e chiede sincerità  MANGANO-Non suda? Ma parola d’onore!  E il Dell’Utri gli spiega che la situazione si è fatta difficile per i guai causati, a suo dire, dal fratello Alberto , del pazzo là ,soldi da B. non se ne può avere  DELL’UTRI-E veramente … no, le dico tutto. Ho dovuto pagare per mio fratello soltanto otto milioni solo per la perizia contabile, sto uscendo pazzo, poi ho bisogno di soldi per me per gli avvocati perché sono nei guai … perché sempre per il discorso del pazzo là. Ci dico veramente, io me la prendo a ridere, perché insomma ad un certo punto Il Mangano rimane sulle sue e a questo punto chiede conferma MANGANO-Ah, va bè, si che si può fare?  Il Dell’Utri va per conto suo DELL’UTRI-Anche perché uno … la salute, guarda, è veramente la cosa più importante, per cui dico … sono miliardario perché c’ho la salute! Purtroppo bisognerà affrontare anche le situazioni  Di soldi ormai non si parla più.


MANGANO - E lui dov’è, sempre lì a Torino?
DELL’UTRI -Alberto, mio fratello. Si, a Torino. Si,si, a Torino.
MANGANO -A Torino.
DELL’UTRI -Adesso spero che entro un mese ci levano ‘sta camurria …
MANGANO -E rientra
DELL’UTRI -E rientra, insomma si può muovere, comincerà a lavorare … sa, eh ….
MANGANO -E l’ufficio?
DELL’UTRI -L’ufficio non c’è più, l’ho levato. Dov’ero prima io, lei ci venne.
MANGANO -Ho capito …
DELL’UTRI -La società falluta, è venuto il Tribunale, curatori sigilli, eccetera, ed hanno chiuso, tutto … e quindi sono in mezzo ad una strada.
MANGANO - E Tonino (Cinà, altro mafioso palermitano che sarà condannato insieme a Dell’Utri, ndr)l’ha inteso?
DELL’UTRI -Si, l’ho sentito.
MANGANO -E le ha detto qualcosa di me?
DELL’UTRI -No, niente. Mi ha detto che deve venire lui, a fine mese – inizio di Marzo. Si, m’ha detton che lei doveva venire, anche lui dice se vi sentite perché deve venire. Tutto qua, non mi ha detto altro.

Poi la conversazione rientra nel suo solco naturale, il Mangano vuole fissare un appuntamento perché è necessario vedersi :  E’ ora che la sbrogliamo ‘sta cosa.


MANGANO -Va bene. A che ora ci vediamo?
DELL’UTRI -Quando dice lei.
MANGANO -No, va bene.
DELL’UTRI -Dov’è lei. Al solito in Via Moneta?
MANGANO -Eh, si.
DELL’UTRI -Si?
MANGANO -Si.
DELL’UTRI -E allora si telefona a Tonino? Se mi telefona, aspettava la sua telefonata, oppure…?
MANGANO -No, perché lui mi pare che alle 4 telefona.
DELL’UTRI -Allora che fa? L’aspetto o non l’aspetto.
MANGANO -Si. Meglio è.
DELL’UTRI -Allora aspetto la telefonata di Tonino e ci dico alle 4 e mezza da lei. E’ giusto l’orario?
MANGANO -Magari …
DELL’UTRI -Magari 5?
MANGANO -Ma lo sa lei che può fare, dottore?
DELL’UTRI -Eh?
MANGANO -Può venire qua e lo lascia detto al ragazzo.
DELL’UTRI -No, perché sono solo. Non c’è nessuno. Qui non c’è nessuno.
MANGANO -Perché lui passa qua alle 4.
DELL’UTRI -Ah, passa lui?
MANGANO -Perciò può venire direttamente qua e chiamarlo.
DELL’UTRI -E allora lo fermasse e ci dici che sto arrivando.
MANGANO -Eh, allora aspetto qua.
DELL’UTRI -E’ logico.
MANGANO -E’ ora che la sbrogliamo ‘sta cosa.
DELL’UTRI -Va bene.
MANGANO -Va bene.
DELL’UTRI -OK
MANGANO -Arrivederci

Il senso generale della conversazione tra i due è probabilmente il seguente : si presuppone un antefatto, c'è un affare da seguire, una situazione da portare a termine, forse si tratta di una questione complicata da sbrogliare e da definire con attenzione, il Mangano parla con i toni di un mediatore, di chi ha per le mani un affare interessante,  Dell’Utri non ha però i soldi forse destinati alla provvigione del  Mangano, i due, anzi i tre perché è coinvolto anche il Cinà, fissano comunque un appuntamento per vedersi : «E’ ora che la sbrogliamo ‘sta cosa».


L alba del Cavaliere: le foto dell archivio Roveri


(continua)

POLITICA
24 novembre 2010
La Piovra e la Biscia/2 - Una cavalla di nome Epoca. Seconda parte
Proviamo a ripartire da zero e leggere la conversazione telefonica tra il Mangano e il Dell'Utri senza condizionamenti o presupposti, cerchiamo di coglierne il senso con un'analisi linguistica puntigliosa focalizzando l'attenzione sul peso allusivo delle parole, sui ritmi, sulla struttura dialogica.

Sono le 15:44 del 14 febbraio 1980 , Mangano si trova alloggiato presso l’Hotel Duca di York di Milano, e Marcello Dell’Utri viene intercettato sull’utenza 02-8054136, intestata a Fava Sergio, Via Chiaravalle 7.

Affidiamoci al testo della telefonata intercettata il 14 febbraio così come trascritto [ i refusi sono stati corretti ndr ]  nella sentenza di primo grado :

Interlocutore che risponde (DELL’UTRI) -Pronto?

Utente (MANGANO) - Buonasera, il dottor DEL LUPI?

DELL’UTRI -Oh, caro Mister!

MANGANO -Minchia! Sempre occupato ‘sto telefono!

DELL’UTRI -Si, e per forza. Perché senza ufficio, questa è diventata casa, ufficio, tutte cose.

MANGANO -Ah, l’appartamento, lì è?

DELL’UTRI -Si, a casa.

MANGANO -Perbacco, allora mi dispiace averlo disturbato!

DELL’UTRI -Chi mi disturba? Io stavo lavorando qua, per cui … Dov’è, dov’è?

MANGANO -Sono in albergo. Ha telefonato Tony Tarantino?

DELL’UTRI -Mah, ieri c’ho parlato. Avevo telefonato io, però.

MANGANO -Oggi doveva telefonare per darci l’appuntamento per me.

DELL’UTRI -Esatto, mi disse che alle quattro mi chiamava.

MANGANO -Alle 4. Io invece, siccome forse lui deve andare fuori, comunque …

DELL’UTRI -Eh, eh

MANGANO -Eh, ci dobbiamo vedere?

DELL’UTRI -Come no? Con tanto piacere!

MANGANO -Perché io le devo parlare di una cosa …

DELL’UTRI - Benissimo

MANGANO - Anzitutto un affare.

DELL’UTRI -Eh beh, questi sono bei discorsi.

MANGANO -Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo …

DELL’UTRI -Davvero? Ma per questo dobbiamo trovare i soldi ( ma i piccioli chi ce li ha?).

MANGANO -Eh va beh, questo è niente.

DELL’UTRI -No, questo è importante

MANGANO -Perché? Non ce ne hai?

DELL’UTRI -Senza soldi ( piccioli) non se ne canta messa.

MANGANO -Ne hai tanti di soldi. Non buttatevi indietro.

DELL’UTRI -No, no, non scherzo! Sono veramente in condizioni di estremo bisogno.

MANGANO -Vada dal suo principale! Silvio!

DELL’UTRI -Quello non sgancia( n’sura), manco se

MANGANO -Non sgancia( n’sura). Ma parola d’onore!

DELL’UTRI -E veramente … no, le dico tutto. Ho dovuto pagare per mio fratello soltanto otto milioni solo per la perizia contabile, sto uscendo pazzo, poi ho bisogno di soldi per me per gli avvocati perché sono nei guai … perché sempre per il discorso del pazzo là. Ci dico veramente, io me la prendo a ridere, perché insomma ad un certo punto

MANGANO -Ah, va beh, si che si può fare?

DELL’UTRI -Anche perché uno … la salute, guarda, è veramente la cosa più importante, per cui dico … sono miliardario perché c’ho la salute! Purtroppo bisognerà affrontare anche le situazioni …

MANGANO - E lui dov’è, sempre lì a Torino?

DELL’UTRI -Alberto, mio fratello. Si, a Torino. Si,si, a Torino.

MANGANO -A Torino.

DELL’UTRI -Adesso spero che entro un mese ci levano ‘sta camurria …

MANGANO -E rientra

DELL’UTRI -E rientra, insomma si può muovere, comincerà a lavorare … sa, eh ….

MANGANO -E l’ufficio?

DELL’UTRI -L’ufficio non c’è più, l’ho levato. Dov’ero prima io, lei ci venne.

MANGANO -Ho capito …

DELL’UTRI -La società fallita, è venuto il Tribunale, curatori sigilli, eccetera, ed hanno chiuso, tutto … e quindi sono in mezzo ad una strada.

MANGANO - E Tonino l’ha inteso?

DELL’UTRI -Si, l’ho sentito.

MANGANO -E le ha detto qualcosa di me?

DELL’UTRI -No, niente. Mi ha detto che deve venire lui, a fine mese – inizio di Marzo. Si, m’ha detto che lei doveva venire, anche lui dice se vi sentite perché deve venire. Tutto qua, non mi ha detto altro.

MANGANO -Va bene. A che ora ci vediamo?

DELL’UTRI -Quando dice lei.

MANGANO -No, va bene.

DELL’UTRI -Dov’è lei. Al solito in Via Moneta?

MANGANO -Eh, si.

DELL’UTRI -Si?

MANGANO -Si.

DELL’UTRI -E allora si telefona a Tonino? Se mi telefona, aspettava la sua telefonata, oppure…?

MANGANO -No, perché lui mi pare che alle 4 telefona.

DELL’UTRI -Allora che fa? L’aspetto o non l’aspetto.

MANGANO -Si. Meglio è.

DELL’UTRI -Allora aspetto la telefonata di Tonino e ci dico alle 4 e mezza da lei. E’ giusto l’orario?

MANGANO -Magari …

DELL’UTRI -Magari 5?

MANGANO -Ma lo sa lei che può fare, dottore?

DELL’UTRI -Eh?

MANGANO -Può venire qua e lo lascia detto al ragazzo.

DELL’UTRI -No, perché sono solo. Non c’è nessuno. Qui non c’è nessuno.

MANGANO -Perché lui passa qua alle 4.

DELL’UTRI -Ah, passa lui?

MANGANO -Perciò può venire direttamente qua e chiamarlo.

DELL’UTRI -E allora lo fermasse e ci dici che sto arrivando.

MANGANO -Eh, allora aspetto qua.

DELL’UTRI -E’ logico.

MANGANO -E’ ora che la sbrogliamo  ‘sta cosa.

DELL’UTRI -Va bene.

MANGANO -Va bene.

DELL’UTRI -OK

MANGANO -Arrivederci”.

 


copertina de "La Padania" del giugno 1998

(continua)
POLITICA
23 novembre 2010
La Piovra e la Biscia/2 - Una cavalla di nome Epoca
Il  14 febbraio 1980 sull’utenza telefonica dell’Hotel Duca di York di Milano in uso a Vittorio Mangano, alle 15:44 viene intercettata una telefonata che diventerà famosa : è la telefonata tra Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri nella quale si parla di un “cavallo”. Ma è un cavallo cavallo o  per cavallo si intende una partita di droga ?

L’intercettazione in verità è nota da tempo ma è il solito Travaglio a provocare la rissa quando nell’intervista a Luttazzi del 14 marzo 2001 ricorda in TV le cose dette da Borsellino nell’intervista del 1992 ed in particolare rimette in primo piano proprio l’intercettazione del 1980 tra Mangano e Dell'Utri nella quale si parla appunto di un “cavallo”.  Borsellino aveva detto che "nel maxiprocesso noi abbiamo appurato che Mangano quando parla di “cavalli” intende partite di droga". In tutto il mondo 1+1 fa 2, l’allusione è inequivocabile  e si scatena il putiferio, l’effetto è quello di un meteorite che piomba in uno stagno.

Ma il Dell’Utri non è uomo che si scoraggia facilmente, passano 10 giorni ed ecco che il 25 dello stesso mese il Corriere può titolare IL DOCUMENTO DI DELL' UTRI e scrivere :

IL CASO MANGANO IL DOCUMENTO DI DELL' UTRI

L' ex presidente di Publitalia, Marcello Dell' Utri, ha svelato il «giallo del cavallo» offerto dal mafioso Vittorio Mangano a Silvio Berlusconi. Nel corso della trasmissione «Terra» del Tg5 ha mostrato l' atto di vendita di «Epoca, acquistata da Mangano il 26 agosto 1974». Il parlamentare «azzurro» ha raccontato che «con un colpo di fortuna, cercando negli archivi di Arcore, abbiamo ritrovato l' atto di vendita con cui un certo José Raigal Garcia vendeva al signor Mangano Vittorio una cavalla grigia storna, di origine anglo-araba-polacca, di anni cinque circa».

LA VICENDA MANGANO «Era una cavalla, non droga» Dell' Utri mostra il documento L' ex presidente di Publitalia, Marcello Dell' Utri, ha svelato il «giallo del cavallo» offerto dal mafioso Vittorio Mangano a Silvio Berlusconi. Nel corso della trasmissione Terra, con immagini anticipate dal Tg5 delle 20, ha mostrato l' atto di vendita di «Epoca, acquistato da Mangano il 26 agosto 1974». Il parlamentare «azzurro» ha raccontato che «con un colpo di fortuna, cercando negli archivi di Arcore abbiamo ritrovato l' atto di vendita con cui un certo Josè Raigal Garcia vendeva al signor Mangano Vittorio una cavalla grigia storna, di origine anglo-araba-polacca, di anni cinque circa. Questo è il contratto, la prova provata che il cavallo esiste e che produrrò, se qualche tribunale me lo chiederà, in originale». Poichè Mangano, in un colloquio intercettato col mafioso Inzerillo, definiva chiaramente con il termine di cavallo le partite di droga, erano stati avanzati dubbi sul colloquio telefonico intercorso con Dell' Utri. Sui rapporti con Mangano, Dell' Utri ha detto che «erano di conoscenza, non posso neanche dire di amicizia... ci davamo del lei».

Insomma, il  cavallo di cui si parlava nella telefonata del 1980, secondo Dell’Utri , era un cavallo vero, anzi una cavalla, si chiamava Epoca.

Ancora in tempi recenti Travaglio, con il sarcasmo che gli è solito,  non ha esitato a manifestare tutti i suoi dubbi sulla versione del Dell’Utri  :  Che tipo di “cavallo” sia, invece, quello di cui Mangano parla a Dell’Utri, nessuno lo sa. Né Borsellino ha mai detto che fosse un cavallo vero. Mangano prospetta a Dell’Utri “il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo”. E Dell’Utri risponde di non avere i soldi. Mangano era in affari col cavallo di Dell’Utri? Dell’Utri rispondeva al telefono per contro del suo cavallo, noto business-man, anzi business-horse,che non riusciva ad afferrare la cornetta per via degli zoccoli? Mistero  […]

 
E poi ad Annozero, nel 2009, dirà ancora :
"Nel 1980 la Criminalpol intercetta una telefonata di Mangano a Dell'Utri, in cui mangano propone a Dell'Utri "Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo". Per Dell'Utri era Mangano che voleva vendere un Cavallo a Berlusconi, ma allora perché non dice "Il mio Cavallo" ma dice "Il Suo Cavallo". Di chi era questo cavallo? Perché Dell'Utri risponde "Non ho i Soldi" se tanto non era lui che lo doveva comprare? Mistero. Borsellino ricorda che casualmente nello stesso periodo Mangano parlava di cavalli con un mafioso Inzerillo e voleva dire partite di eroina. "

A  onor del vero va detto che la sentenza di primo grado del processo Dell’Utri in parte dà ragione all’imputato : « E’ opportuno chiarire subito che questa conversazione, pur avendo ad oggetto il riferimento a “cavalli”, termine criptico usato dal Mangano nelle conversazioni telefoniche per riferirsi agli stupefacenti che trafficava, non presenta un significato chiaramente afferente ai traffici illeciti nei quali il Mangano era in quel periodo coinvolto e costituisce il solo contatto evidenziato, nel corso di quelle indagini, tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori». Per farla breve, può essere che davvero il Mangano e il Dell'Utri parlassero di un cavallo vero, anzi di una vera cvalla di nome Epoca ?

La sentenza di primo grado riporta due versioni simili del Dell’Utri sul caso in questione, quella del 26 giugno 1996 e quella del 29 novembre 2004.

Il 26 giugno 1996, nel corso del suo interrogatorio pre-dibattimentale, Marcello Dell’Utri, spiegava spontaneamente il significato della telefonata facendo riferimento ad un cavallo, Epoca, che Mangano voleva vendere a Berlusconi e sottolineando anche in questa occasione che, in quel periodo, si trovava in ristrettezze economiche essendo senza lavoro.

“Il significato della telefonata è quello che ho riferito_. Vorrei risentirla per ricordare meglio l’episodio. MANGANO voleva vendere il cavallo a BERLUSCONI, non voleva venderlo a me anche perchè io in quel periodo ero sostanzialmente senza lavoro. MANGANO si rivolgeva a me perchè facessi da intermediario con BERLUSCONI. Se nella telefonata ho adoperato un tono amichevole, cio’ è stato sol perchè in quel periodo MANGANO faceva paura, ero cosciente della sua personalità criminale. Per quanto riguarda il Tony TARANTINO questi era uno che faceva affari di vario.[…] tipo, di piccolo cabotaggio, ma leciti, ma non ricordo il motivo per cui il MANGANO voleva parlare con lui. Infine il “Tonino” con il quale io ed il MANGANO concordiamo un appuntamento che doveva svolgersi “in albergo da MANGANO” deve essere Gaetano CINA’, nostro comune amico.

Analoghe sono state le giustificazioni offerte dall’imputato nel corso delle sue spontanee dichiarazioni all’udienza del 29 novembre 2004:

[...]Nell’80 mi pare avviene la telefonata di Mangano; questa telefonata nella quale lui mi chiede di dire a Berlusconi se poteva comprare la cavalla Epoca , che era di sua proprietà e che aveva lasciato lì in attesa di venirla a ritirare e non veniva mai, però Berlusconi la teneva volentieri perché c’era il suo box, non dava fastidio e poteva stare a figurare con gli altri cavalli della villa. Io rispondo, nota telefonata, che Berlusconi non ha interesse e intenzione di comprarla perché era una cavalla molto vivace, era un tre quarti di sangue, un po’ bizzarro, non voleva che i figli cavalcassero questa Epoca perché aveva paura che facesse qualche infortunio, quindi aveva detto:  “no, non mi interessa questa cavalla, digli che non mi interessa” ed io così ho risposto: “non interessa a Berlusconi”.Lui insisteva ed io ho detto: “ma guardi, Berlusconi non è santo che sura”, rispondendogli in siciliano per farglielo capire, devo parlare il linguaggio suo e quindi per questo ho parlato in siciliano con Mangano,perché poteva capire, “unn’è santu chi sura”, può essere che questo finalmente lo capisca e forse l’aveva capito. Così è stato.Il discorso di Mangano per me era finito lì.

Nella sentenza del processo di secondo grado pubblicata da poco, la questione del “cavallo”  è considerata questione ormai risolta in quanto il contenuto della telefonata dell’Hotel Duca di York del febbraio 1980 si riferirebbe effettivamente alla tentata vendita da parte del Mangano proprio di un cavallo.

Anche in sede dibattimentale l’avvocato della difesa era stato chiaro :

AVV. MORMINO: «È un tema assolutamente ormai superato che oggi il procuratore generale ha ritenuto di riprendere in qualche modo ma che, così come ha sentenziato il tribunale, non è possibile riproporre ancora pretestuosamente il valore equivoco del tema trattato con riferimento all’uso del termine “cavallo”, che avrebbe dovuto costituire l’elemento significativo addirittura del coinvolgimento del Senatore Dell’Utri in attività di traffici di stupefacenti perché con il termine di cavallo si intendeva la droga, e quindi quando Mangano parlava con Dell’Utri, o Dell’Utri parlava con Mangano di cavalli, parlava di droga! Cosa che ancora fa aleggiare il procuratore generale nel momento in cui è ormai definitivamente accertato che esisteva effettivamente il cavallo, il cavallo Epoca, che vi era questa trattativa per la vendita del cavallo. È stato definitivamente accertato anche in quella intervista del povero dottore Borsellino quando chiarisce che il termine cavallo usato in quella telefonata può non essere vero. Tali chiarimenti che sono stati dati dal dottore Fiore della Criminalpol che aveva svolto le indagini […] Il riferimento di Mangano, sottolinea il procuratore generale, è al «secondo affare [per il suo cavallo]». Allora ci sarà stato il primo? Qual era il primo affare? Però [il procuratore generale] non legge consecutivamente l’espressione, perché Mangano dice «il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo», non con riferimento ad altri affari di altra natura perché sempre del cavallo parliamo. E allora questi temi sono stati ormai superati anche ed infine, signori della Corte, dalle decisioni giurisdizionali che si sono avute in proposito. Dalla decisione di archiviazione del dott. Isnardi, che aveva convocato dapprima il Senatore Dell’Utri per avere spiegato contenuto di questa telefonata e per avere capito che si trattava del cavallo e non della droga, ma soprattutto dalle conclusioni alle quali è pervenuto il giudice istruttore Della Lucia che intorno a questa vicenda ha indagato e che ha concluso l’assoluta esclusione di ogni ipotesi del coinvolgimento del Senatore Dell’Utri in queste attività. E per rendere definitivamente efficace la nostra tesi, cioè dire che questo è un argomento ormai accantonato e non è più recuperabile neppure nel tentativo compiuto in questa sede dal procuratore generale, basta leggere la pag. 483 della sentenza, laddove il tribunale dice «è opportuno chiarire subito che questa conversazione, pur avendo ad oggetto il riferimento a “cavalli”, termine criptico usato dal Mangano nelle intercettazioni telefoniche per riferirsi agli stupefacenti che trafficava, non presenta un significato chiaramente afferente ai traffici illeciti nei quali il Mangano era in quel periodo coinvolto e costituisce il solo contatto, evidenziato nel corso di quelle indagini – che sono state lunghissime […] nel tempo, nei contenuti che hanno scandagliato su tutta la situazione relazionale del Senatore Dell’Utri e che hanno portato al suo proscioglimento in quella sede proprio per quella ipotesi di associazione per delinquere […] – tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori».


Tutto a posto ? Tutto risolto ?  Temiamo di no e vediamo perché.

Nel processo di primo grado la questione della telefonata del 14 febbraio viene sviscerata nel corso del dibattimento processuale, l'impressione è che lo scopo del PM non sia tanto quello di individuare illeciti precisi che nel caso specifico non esisterebbero, si dà per scontato che la telefonata fosse relativa ad una trattativa di vendita di un cavallo vero, ma piuttosto quello di  «dimostrare  in modo inequivocabile la circostanza che i rapporti tra Mangano Vittorio e Marcello Dell’Utri non si sono mai interrotti ed anzi sono continuati anche dopo l’allontanamento del primo da Arcore [...]».

Senza entrare nel merito delle linee generali del processo, sul caso specifico della telefonata intercettata ci sono però alcuni elementi, alcune «discrasie » che emergono in modo evidente dal dibattimento e che fanno riflettere sul senso della telefonata in questione :

1.  secondo le dichiarazioni riportate nella sentenza del processo di primo grado per Mangano «Il cavallo Epoca era una femmina, un puro sangue da sette anni », per Dell’Utri  invece «era un tre quarti di sangue di circa 5 anni ».

2.  l’impressione è che tutto l’interrogatorio dibattimentale del Mangano in riferimento alla telefonata del 14 febbraio 1980 sia gestito in modo approssimativo. Prendiamo ad esempio il caso di un tale di nome Tony Tarantino :

PUBBLICO MINISTERO:  Addirittura. Senta, Lei conosce un certo Tony Tarantino?

VITTORIO MANGANO: Tony?

PUBBLICO MINISTERO: Tarantino.

VITTORIO MANGANO: Si, l’ho conosciuto.

PUBBLICO MINISTERO: Ma chi è questo Tony Tarantino?

VITTORIO MANGANO: E’... è una persona che io ho conosciuto a Palermo, così, che sò che stava a Milano e di tanto in tanto mi accompagnava alla clinica Sant’Ambrogio per farmi l’esame doppler, l’eco-doppler, alle carotidi e i problemi femorali delle vene che ci ho.

PUBBLICO MINISTERO: Ma è un siciliano?

VITTORIO MANGANO: Che Lui...

PUBBLICO MINISTERO: E’ un siciliano, dico? Dal nome mi sembra.

VITTORIO MANGANO: Ma è morto.

PUBBLICO MINISTERO: E’ morto.

VITTORIO MANGANO: - INCOMPRENSIBILE -

PUBBLICO MINISTERO: Era una persona che conosceva Dell’Utri?

VITTORIO MANGANO: Come?

PUBBLICO MINISTERO: E’ una persona che Dell’Utri conosceva?

VITTORIO MANGANO: No, non c’entra niente proprio.

In buona sostanza : il Mangano asserisce che tal Tony Tarantino non poteva essere soggetto conosciuto dal Dell’Utri mentre non solo il soggetto è nominato nell’intercettazione del 14, non solo il Dell'Utri nel corso delle telefonata stessa dice al Mangano di aver contattato il Tarantino di propria iniziativa ma è il Dell’Utri stesso che con una sua dichiarazione conferma di averlo conosciuto : «Per quanto riguarda il Tony TARANTINO questi era uno che faceva affari di vario tipo, di piccolo cabotaggio, ma leciti, ma non ricordo il motivo per cui il MANGANO voleva parlare con lui» . Il Dell'Utri dichiara anche di non ricordare «il motivo per cui il MANGANO voleva parlare con lui», in verità non è il Mangano che voleva parlare con il Tarantino, nella circostanza in questione il Tarantino aveva il compito di contattare il Dell'Utri per conto del Mangano e fissare un appuntamento.

3. anche riguardo alla questione della cavalla, è il P.M. che imbecca Mangano  : «Lei ricorda, in particolare, un cavallo che si chiamava E... Epoca? ».

 PUBBLICO MINISTERO: ...Cercavo semplicemente di comprendere se i dati che sono inseriti nel brogliaccio sono comunque dei dati rispondenti, in qualche modo, al vero. Cioè, se esisteva un Toni Tarantino. Cioè, questo volevo capire, semplicemente. Lei, poi, ha parlato... parla, nel corso di questa telefonata, di un cavallo. Di un cavallo. Lei ricorda, in particolare, un cavallo che si chiamava E... Epoca?

VITTORIO MANGANO: Si, ma è nel... nel processo Spatola. Un processo passato... passato in giudicato già o, s... come ha detto Lei. Fui condannato a dieci anni, poi in appello sette anni e ho fatto tutti e sette anni, più altre condanne, ho fatto undici anni di galera.

4. quando l’interrogatorio prosegue, il Mangano capisce subito dove vuole andare il P.M. con la sua domanda e sua sponte risponde: « Era Epoca e non era droga ».

PUBBLICO MINISTERO: Se può rispondere alla mia domanda, Le sono grato.

VITTORIO MANGANO: Il cavallo era Epoca, esisteva. Forse.. forse ci ho ancora il pedigree. E’ un puro sangue.

PUBBLICO MINISTERO: Io non dico che non esisteva. Voglio sapere: Era Epoca questo cavallo?

VITTORIO MANGANO: Era Epoca e non era droga.

PUBBLICO MINISTERO: E non era droga.

VITTORIO MANGANO: Era... era Epoca...

 

5.  quando il P.M. legge un riassunto della telefonata del 14 febbraio Mangano dichiara di non ricordarsene affatto :

PUBBLICO MINISTERO: Questo è il contenuto. FUORI MICROFONO

PUBBLICO MINISTERO: Ricorda questa telefonata?

VITTORIO MANGANO: No.

PUBBLICO MINISTERO: No. - FUORI MICROFONO -

PRESIDENTE: Deve parlare al microfono. FUORI MICROFONO

VITTORIO MANGANO: Dico... no, questa telefonata non la ricordo. E siccome io adesso stò(sic) male, non ricordo più niente di niente. Si...

Poi il Mangano accusa un improvviso malore e si avvale della facoltà di non rispondere sottraendosi all’esame del Pubblico Ministero, ma anche al controesame della difesa, avvalorando nei fatti propria la linea della difesa.

6. nel corso del suo interrogatorio pre-dibattimentale del 26 giugno 1996, il Dell’Utri dice :

L’intercettazione telefonica fatta per fatti di Mangano, naturalmente coinvolge anche me, per cui mi fanno una perquisizione in casa, proprio qualche giorno dopo, allora abitavo in via Chiaravalle, nello stesso palazzo di Rapisarda e ricevo anche lì un avviso di garanzia o qualcosa. Vado a parlare con il Giudice Isnardi a Milano, al quale spiego come sono avvenute le cose, spiego il contenuto della telefonata, chiarissimo, non avevo… mi porto anche, mi pare, il certificato della cavalla Epoca [...] 

Quindi nel 1980 il Dell’Utri è in grado di produrre quasi subito un certificato riguardante la cavalla Epoca ma il documento che ne attesta la vendita al Mangano in data 26 agosto 1974 salta fuori per miracolo solo nel 2001, circa 30 giorni dopo l’uscita del libro di Travaglio e 10 giorni dopo l’intervista in TV.

7. nella sentenza di primo grado, proprio in relazione alla “mafiosità” del Mangano, si ricorda l’esito del processo Spatola in relazione alla questione dei “cavalli” :

Ancora a proposito di Mangano Vittorio, il quale, nell’ambito di quel gruppo, svolgeva il compito di curare la compra-vendita di sostanze stupefacenti nella piazza di Milano, il Tribunale osservava che lo stesso – astrazione facendo naturalmente dalle effettive attività illecite esercitate – appariva, in realtà, soltanto un appassionato di cavalli e di ippica, essendo rimasto smentita la giustificazione offerta in quel procedimento dal Mangano circa un asserito commercio di cavalli che lui stesso, dopo avere acquistato i quadrupedi a Milano, avrebbe custodito nelle scuderie di un maneggio di Boccadifalco, un quartiere palermitano, giustificazione che non aveva trovato riscontro nella deposizione del testimone che gestiva quel maneggio.

Questo passaggio in effetti mette in luce un aspetto piuttosto sorprendente del dibattimento processuale : nel processo Spatola viene smentita la giustificazione offerta in quel procedimento dal Mangano circa un asserito commercio di cavalli e il Mangano appariva, in realtà, soltanto un appassionato di cavalli e di ippica mentre nel processo Dell’Utri la giustificazione circa un asserito commercio di cavalli tra il Mangano e il Dell’Utri viene accettata come elemento a discarico dell’ imputato. Evidentemente si è ritenuto che siccome «la telefonata in questione costituisce il solo contatto evidenziato, nel corso di quelle indagini, tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori» non valesse la pena di approfondire la questione e che fosse sufficiente provare la continuità del contatto tra il Mangano e il Dell'Utri per provare anche la contiguità di intenti tra i due.


Ma il limite più significativo del dibattimento processuale e del dibattito che in generale riguarda il significato della telefonata del 14 febbraio 1980 sta nella mancata analisi grammaticale, lessicologica e logica del dialogo  tra il Dell’Utri e il Mangano  quindi nella mancata decodificazione del peso allusivo delle parole e delle interconnessioni dialogiche.

 


(continua)

POLITICA
21 novembre 2010
Marcello Dell’Utri è un uomo davvero sfortunato

Tutti sono portati a pensare che Marcello dell’Utri sia un disgraziato, un mezzo delinquente, un mafioso ma non è così, è solo un uomo sfortunato, dannatamente sfortunato e vi spiego perché.

Nascere a Palermo nel 1941 in apparenza sembra una gran fortuna,  in quegli anni certo è meglio nascere a Palermo che nascere a Buchenwald o a Hiroshima ma se quando hai 18 anni il Sindaco della tua città si chiama Salvo Lima e l’assessore ai Lavori Pubblici si chiama Vito Ciancimino da Corleone, è chiaro che all’orizzonte si potrebbero affacciare delle nubi. Sono gli anni in cui a Palermo ci sono più mafiosi che pesci nel Mediterraneo e tutti gli incontri, anche quelli casuali per  strada, sono pericolosi, basta una parola storta, uno sguardo in tralice e sei fritto. Gli incontri, già..anche andare a scuola può essere pericoloso, del resto gli amici del liceo non si scordano mai, specie se frequenti il liceo Gonzaga dei Gesuiti a Palermo, magari fai conoscenza con un tuo coetaneo di due anni più vecchio di te ma già bello sveglio, si chiama Stefano Bontate, tutti lo trattano già con il massimo rispetto, si farà chiamare “ Principe di Villagrazia” e dagli amici più intimi “Il Falco”, diventerà uno dei capi di Cosa Nostra. Se non è sfortuna questa, come diavolo la vogliamo chiamare ?

Ma non è finita qui : sui banchi dei liceo Gonzaga si distrugge sui libri anche un certo Francesco Di Carlo, lui è del 1942, diventerà il boss di Altofonte, magari un giorno d’estate gli hai offerto una granita di caffè con panna ma te lo ritroverai anni dopo come testimone a carico, dirà di averti visto insieme a Stefano Bontate in occasione di un incontro d’affari tra amici. Nuddu si pigghia si non si rassumigghia. Questo qui finirà addirittura coinvolto nell’omicidio di Roberto Calvi, pensa te. Se non è sfortuna questa, come diavolo la vogliamo chiamare ?

Ma il peggio deve ancora arrivare. Conseguita la maturità classica, la famiglia ti manda a Milano, sono i primi anni sessanta, non è ancora la Milano da bere degli anni ’80 ma comunque c’è un bel fermento, una gran voglia di fare, è tutto un «ghe pensi mì ». Ti vuoi laureare in Giurisprudenza presso l'Università Statale e chi incontri ? Ci sono decine di migliaia di studenti e tu con chi fai amicizia ?  Ovvio,  l’oroscopo è sfavorevole e non puoi che incontrare un tipetto che si chiama Silvio Berlusconi e che si sta per laureare con una tesi dal titolo “Il contratto di pubblicità per inserzione”  Una tesi, un destino. Ma come è possibile ? Prima incappi in Stefano, in Francesco e poi becchi anche Silvio, se non è sfortuna questa come la vogliamo chiamare ?

Ma ci può essere il 3 senza il 4 ? Ovvio che no, ecco dunque il quarto colpo di sfortuna. Come tutti gli esseri umani, hai la tua passioncella, ti piace fare l’allenatore di calcio e Silvio, che ti fa lavorare con lui come segretario, sponsorizza il Torrescalla, mitica squadra di calcio del collegio universitario dell’Opus Dei nel quale risiedi mentre sei a Milano, tu gli fai da allenatore.

Dopo qualche anno te ne torni giù, la passione per il calcio non è sopita e fai il direttore sportivo e poi il Presidente dell'Athletic Club Bacigalupo, un club che prende il nome da Valerio Bacigalupo, il portiere che "parava tutto, anche i calci di rigore", il portiere del Grande Torino, uno dei campioni della tragedia di Superga. I calciatori dell’ Athletic Club Bacigalupo provengono quasi tutti da due scuole cattoliche, quella dei Salesiani del Don Bosco e quella dei Gesuiti del Gonzaga, quelle appunto che hai frequentato anche tu.

La Bacigalupo sembra l’ombelico del mondo : ci militano il futuro senatore Carlo Vizzini, i figli del primo presidente della Regione Giuseppe Alessi e quelli dell’ex ministro dc Restivo oltre all’ex rettore dell’Università di Catania Fernando Latteri. Incredibile ma vero, c’è anche il nipote dell’allenatore delle giovanili del Palermo, Cestmir Vycpalek, il primo calciatore straniero del Palermo a segnare una tripletta in Serie A e futuro allenatore della Juventus vincitrice di due scudetti. Il ragazzo si chiama Zdenek Zeman. Ma non è finita qui ! Un giorno ti ricorderai che nella Bacigalupo ci  «giocava pure il procuratore nazionale Antimafia, Grasso: fu allievo mio, Grasso mi conosce, sa chi sono». Appunto, Grasso sa chi sei. Ma non è con Grasso che avviene l’incontro sfortunato, la sfortuna è che nella Bacigalupo milita un giocatorino niente male che di cognome fa Cinà. Il padre, esponente della famiglia di Malaspina, viene spesso a vedere le partitelle accompagnato da un tipo che si chiama Vittorio, Vittorio Mangano, proprio quel Mangano che nel 1995 ricorderà i bei tempi con le seguenti parole : "Da quando Dell'Utri era presidente della squadra di calcio della Bacigalupo, io andavo al campo dell'Arenella a vedere a giocare quei ragazzi, un bel calciatore era anche il figlio di Tanino, Tanino Cinà".

Santi Numi,  ma se non è sfortuna questa, come la vogliamo chiamare ? Vai al liceo e nell’intervallo tra una lezione e l’altra forse parlotti con Stefano Bontate, poi esci da scuola e offri la granita al Di Carlo, vai all’Università e trovi un’ossennato ( tipo ossessivo + dannato ) di nome Silvio Berlusconi, fai l’allenatore di calcio e ti ritrovi tra i piedi due mafiosi di una certa levatura come Gaetano Cinà e Vittorio Mangano, non c’è  manco il tempo di respirare. Se uno nella vita ha la ventura di incontrare Albert Einstein, magari ha delle buone possibilità per diventare un bravo professore di fisica al liceo, ma se in rapida successione incontri Stefano Bontate, Francesco Di Carlo, Silvio Berlusconi, Gaetano Cinà e poi anche Vittorio Mangano, è ovvio che hai il malocchio, non c’è altra spiegazione, e non avrai una vita normale : o diventi un presunto innocente,  o un colpevole «a sua insaputa», non c’è scampo.

POLITICA
21 novembre 2010
Il Tesoro del Principe di Villagrazia

PALERMO - Dell' Utri e Berlusconi cassieri infedeli del boss Stefano Bontate ? A pochi giorni dall' avvio del processo per mafia contro l' ex numero uno di Publitalia, fissato per il 5 novembre, la Procura di Palermo include tra le carte depositate anche i verbali di interrogatorio del pentito Tullio Cannella, ascoltato dai magistrati fiorentini nell' ambito dell' inchiesta sulle stragi del '93. Il collaboratore di giustizia riferisce le confidenze del cognato di Bontate, Giacomo Vitale, massone, scomparso nel nulla dopo essere stato uno dei protagonisti del falso sequestro Sindona. Secondo Cannella, Vitale lo avrebbe incaricato di recuperare il 'tesoro' di Bontate, ucciso nell' 81, promettendogli l' astronomica ricompensa di trenta miliardi. "Giacomo Vitale - afferma Cannella - mi disse: i soldi di mio cognato Stefano Bontate, svariate centinaia di miliardi, se li sono fottuti Dell' Utri e Berlusconi". Ma perchè Vitale si sarebbe rivolto proprio a Tullio Cannella? Lo stesso collaboratore spiega che la conoscenza con il cognato del 'principe di Villagrazia' risaliva ad una comune frequentazione di borgata. Nel procedimento contro Dell' Utri, le dichiarazioni di Cannella - che risalgono al 2 agosto dell' anno scorso - arrivano dopo essere state acquisite al fascicolo dell' inchiesta sul riciclaggio di denaro mafioso nella quale Dell' Utri è indagato. I magistrati hanno smentito che nell' ambito dello stesso procedimento si stia indagando anche sul conto di Berlusconi dopo l' archiviazione per concorso in associazione mafiosa. Cannella sostiene anche che delle intenzioni di Vitale, ma soprattutto della destinazione del denaro di Bontate, possano essere venuti a conoscenza i fratelli Pullarà, boss della borgata di S. Maria di Gesù passati nelle fila dei 'corleonesi' dopo la morte dello stesso Bontate. "Vitale - aggiunge Cannella - può essersi incautamente confidato con i Pullarà, che invece hanno tradito la situazione ma ci sarà anche qualche altra persona a conoscenza che attualmente è viva". Anche sui presunti rapporti con la mafia intrattenuti in prima persona da Berlusconi, Cannella riferisce le confidenze di un altro morto: il superkiller Pino Greco 'scarpuzzedda' scomparso nell' 85. Secondo Greco il futuro presidente del Consiglio sarebbe stata una "persona facilmente raggiungibile ed avvicinabile". Per un collaboratore che dice di saperne parecchio su Dell' Utri c'è un dichiarante come Giovanni Brusca che invece nega su tutta la linea. In un altro verbale del 15 luglio scorso l' aspirante pentito sostiene che l' ex stalliere di Arcore Vittorio Mangano "mai gli avrebbe fatto riferimento a Dell' Utri".
POLITICA
20 novembre 2010
Antigua forever
In data 4 novembre 2010, L'Espresso, ha pubblicato un breve articolo sui beni immobili lasciati in eredità dai boss di Cosa Nostra degli anni Ottanta Stefano Bontate e Mimmo Teresi, personaggi da tempo immemore presenti nella letteratura che riguarda il Ganassa di Corleone.

Ma un particolare curioso ha attirato la nostra attenzione nel brano che segue :

Bontate è stato ammazzato nel 1981. La sua ricchezza era enorme. Il pentito Francesco Marino Mannoia, il chimico che per suo conto raffinava tonnellate di eroina destinata al mercato statunitense, sostiene che questo traffico gli avesse fruttato centinaia di miliardi di lire. Il suo unico problema - secondo i collaboratori di giustizia - era trovare il modo di riciclare tanto denaro: lo avrebbe fatto anche attraverso il banchiere Michele Sindona. E, secondo Marino Mannoia, l'alleanza con i Gambino di New York lo aveva aiutato a investire in Florida e in alcune isole dei Caraibi anche se il pentito non ricordava - sostengono le fonti giudiziarie - se quei pacchi di dollari fossero finiti ad Aruba o ad Antigua.

Mumble mumble...mmmmm....mumble mumble....Antigua...viene in mente qualcosa a qualcuno ?
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